Jordi Doce è una delle figure più poliedriche, colte e influenti della "Generazione degli anni '90" in Spagna, capace di muoversi con naturalezza tra la creazione poetica, la saggistica e l'arte della traduzione.
Nato a Gijón nel 1967, nelle Asturie, Jordi Doce incarna perfettamente la figura dell'intellettuale europeo contemporaneo. La sua formazione è profondamente segnata da una lunga permanenza nel Regno Unito: ha vissuto a Sheffield e soprattutto a Oxford, dove ha lavorato come lettore di spagnolo. Questo "esilio" dorato ha permesso a Doce di assorbire la precisione e il pragmatismo della lirica anglosassone, fondendoli con la ricca tradizione simbolista e metafisica spagnola. Tornato a Madrid, ha intrapreso una carriera brillante come editor (per case editrici come Círculo de Lectores), critico letterario e traduttore di giganti come T.S. Eliot, W.H. Auden e Charles Simic.
La sua poetica è caratterizzata da una "visione meditativa e minerale". La scrittura di Doce non cerca l'urlo, ma il sussurro preciso; è una ricerca costante di ciò che sta "dietro" l'apparente banalità del quotidiano. In raccolte fondamentali come La casamata, Otras lunas e No estábamos allí (eletto miglior libro di poesia dell'anno da El Cultural nel 2016), la sua voce indaga il rapporto tra memoria, percezione e linguaggio. Per lui, la poesia è un esercizio di attenzione estrema: un modo per abitare il mondo con una consapevolezza che rasenta la filosofia, dove ogni oggetto e ogni ombra diventano segni di una realtà più profonda.
Oltre alla lirica, Jordi Doce è un maestro dell'aforisma e del diario di riflessione. Opere come Hormigas blancas (Formiche bianche) e Perros en la playa mostrano la sua capacità di catturare l'intuizione fulminea, mescolando l'ironia alla malinconia. In Italia, la sua figura è stata accolta con grande stima dalla Casa della Poesia di Baronissi, confermando il suo ruolo di "ponte" tra la cultura iberica e quella europea settentrionale. La sua prosa saggistica, raccolta in volumi come Curva de persecución, è considerata tra le più lucide della sua generazione per la capacità di analizzare i meccanismi della creazione letteraria.
Oggi, Jordi Doce vive a Madrid e continua a essere un punto di riferimento per chiunque veda nella letteratura un cammino di conoscenza. La sua eredità risiede nella lezione che tradurre l'altro significa, in fondo, trovare le parole per dire noi stessi. È il poeta della "soglia", colui che ci insegna a restare in ascolto di ciò che accade ai margini dello sguardo, convinto che la vera bellezza risieda nella precisione di un'immagine che sa farsi pensiero.
Nel 2007 ha preso parte agli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo.
