Michael Horovitz, l'instancabile "trovatore" della scena britannica e l'uomo che ha portato la Beat Generation nel cuore del Regno Unito, è nato a Francoforte nel 1935 in una famiglia ebrea fuggita dal nazismo quando era ancora un bambino, Michael Horovitz è cresciuto in Inghilterra diventando il catalizzatore di una vera rivoluzione culturale. Formatosi a Oxford, ha presto rifiutato l'accademismo polveroso per abbracciare una visione della poesia come performance viva, collettiva e multimediale. Nel 1959 ha fondato la rivista e casa editrice "New Departures", che per decenni è stata il punto di riferimento per l'avanguardia poetica, il jazz e le arti visive, ospitando voci come quelle di Samuel Beckett e William Burroughs.
La sua poetica è caratterizzata da un "entusiasmo jazzistico" e da una libertà formale assoluta. Horovitz non è stato solo un poeta della pagina, ma un performer funambolico, capace di mescolare versi, improvvisazione musicale (suonava spesso l'anglofoni, uno strumento a fiato di sua invenzione) e satira politica. La sua opera più celebre non è un suo libro, ma l'antologia Children of Albion (1969), che ha sdoganato la "Underground Poetry" britannica, celebrando una generazione di poeti che leggevano i loro testi nei pub, nelle strade e nei festival rock. Per lui, la poesia era "pop" nel senso più alto: una forza capace di unire le persone in una "comunità di respiro".
Il momento leggendario della sua carriera rimane l'organizzazione dell'International Poetry Incarnation alla Royal Albert Hall nel 1965, dove insieme ad Allen Ginsberg e altri poeti radunò oltre 7.000 persone, segnando ufficialmente la nascita della controcultura britannica. In Italia, è stato un amico della Casa della Poesia di Baronissi, portando la sua energia travolgente e i suoi immancabili cappelli colorati in numerose letture, testimoniando un legame profondo tra la beat inglese e la sensibilità mediterranea. Fino alla sua scomparsa nel 2021, è rimasto un critico feroce del potere e un difensore appassionato della pace e dell'ambiente.
Oggi, Michael Horovitz è ricordato come il "grande connettore". La sua eredità risiede nella lezione che la poesia non deve essere un soliloquio, ma un dialogo costante con la musica, l'arte e la vita sociale. È stato il poeta che ha insegnato all'Inghilterra a "cantare" i propri versi, trasformando ogni lettura in una festa dell'intelligenza e della libertà.
È stato uno dei protagonisti di "Salernopoesia" nel 2004.
