Jaan Kaplinski (1941–2021) è stato la coscienza silenziosa e profonda dell’Estonia, una voce che ha saputo fondere il rigore del pensiero occidentale con la spiritualità orientale. Nato a Tartu in uno dei momenti più tragici della storia del Baltico — appena sei mesi dopo l’occupazione sovietica — Kaplinski crebbe in un clima di povertà e repressione. Il padre, intellettuale polacco, fu deportato e morì nei campi di lavoro russi, lasciando un’impronta indelebile nella sensibilità del figlio, che avrebbe poi dedicato la vita a comprendere la fragilità e la complessità della condizione umana.
Linguista, traduttore, sociologo, ecologista e persino deputato parlamentare durante gli anni della glasnost, Kaplinski ha abitato molte vite, ma si è sempre considerato, prima di tutto, un poeta. La sua scrittura è un crocevia unico dove si incontrano il taoismo di Zhuangzi e la filosofia del linguaggio di Wittgenstein, la tradizione russa e l’avanguardia di Eliot e Pound. È stato protagonista di un dialogo d’eccezione con il Nobel svedese Tomas Tranströmer: i due poeti si sono tradotti a vicenda, creando un ponte letterario fondamentale tra le sponde del Baltico.
Per Kaplinski, la poesia non è mai stata un artificio, ma un atto di conoscenza e di ecologia mentale. La sua opera esplora il paradosso di un mondo che è allo stesso tempo tragico e meraviglioso, cercando la scintilla del sacro nelle piccole cose: la polvere, il fumo, il silenzio della foresta.
Il legame con Kaplinski si è consolidato nel 2001, un anno d'oro per il poeta estone, culminato con la vittoria del prestigioso Premio Vilenica in Slovenia. In quello stesso periodo, Kaplinski approdò in Italia per partecipare all’edizione di "Sidaja - Incontri internazionali di poesia" a Trieste, in una rassegna che vedeva la collaborazione e il cuore pulsante di Casa della poesia e Multimedia Edizioni.
Ospitare Jaan Kaplinski è stato per il progetto un invito alla lentezza e all’ascolto. La sua presenza mite e il suo sguardo attento hanno incarnato perfettamente l’idea di una poesia che non urla, ma che lavora come l’acqua sulle pietre, scavando e levigando. Attraverso la pubblicazione dei suoi testi, Casa della poesia ha permesso al pubblico italiano di scoprire un maestro che ci ha insegnato a essere "delicati con il mondo", portando il respiro delle foreste del Nord nel cuore del Mediterraneo.
"Non sappiamo nulla di ciò che accade / tra il silenzio e la parola. / Forse lì, proprio lì, è dove noi siamo."
