Salpai dagli Schiavoni per annullare il tempo.
Lo vidi, svanire, ad Acri, dove il confine dileguava,
ne udii lo smembramento nei brevi viaggi per mare,
scosse violente a poppa, rumori nella stiva,
e vele che il vento lacerava a brandelli.
Poi fu un lungo cammino, a piedi, a cavallo, in un paesaggio
cangiante nelle forme e nei colori,
ma immobile ormai nell’oltretempo.
L’Oriente dei lapislazzuli e dell’alabastro,
dei maghi idolatri che adoravano il fuoco,
del Vecchio della Montagna che scompariva nelle brume
col suo reame e le sue vittime, a ogni tramonto.
Non ho avuto bisogno di fumare l’oppio,
vivevo tra l’incanto e il miraggio,
tra il vero inafferrabile e il gioco artefatto
da maghi ignoti e forse inesistenti.
Lui, Khublai Khan comprese il mio sgomento,
il desiderio e l’angoscia del viaggio,
la sete e l’orrore dell’orizzonte.
Moro, che da quella torre sancisci il tempo,
nell’orologio costruito dopo la mia morte,
Moro, tu che batti il nero dei secondi e dei secoli,
Poesia
Al Moro di Venezia
Al Moro di Venezia
Traduzione italiana
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Informazioni sull'opera
- Poeta
- Roberto Mussapi
- Nazionalità
- Italia
- Lingua originale
- Italiano
- Traduzione
- Traduzione italiana