Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

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Vigilia di restare 2017 216 Nelle sue poesie i miei occhi hanno raccolto schegge di luce che mi hanno portato lungo rotte e sentieri così carichi di nuvole misteriose e avvolgenti da farmi capire che Juan Vicente Piqueras è poeta alto. (Tonino Guerra) 978–88–86203–81–4 Poesia come pane Casa della poesia Raffaella Marzano Nelle sue poesie i miei occhi hanno raccolto schegge di luce che mi hanno portato lungo rotte e sentieri così carichi di nuvole misteriose e avvolgenti da farmi capire che Juan Vicente Piqueras è poeta alto.
- Tonino Guerra


La poesia di Juan Vicente Piqueras è precisa e vibrante come l'ago della bussola. Indica un porto che non sta in nessuno dei quattro punti cardinali ma in luogo incerto e sicuro tra la mente e il mondo.
- Marco Lodoli


Juan Vicente Piqueras è uno dei poeti che accorrono in mio aiuto quando mi accingo a scrivere. Mi nutro della sua freschezza, della sua musicalità, e mi diverto. E non esiste cosa più seria dello humour con cui circonda le sue poesie, perché con esso rivela una visione generosa della vita, di quella vita che i Poeti sono condannati a cantare.
- Luis Sepúlveda


Piqueras ci cattura nella sua invisibile ragnatela magica. Ci ammalia prima di capirlo. Dice di più di quello che dice.
- José Hierro


Una voce errante, beduina, che ci canta i suoi sogni d’insonne, che lancia le parole sulla strada o sul mare per non perdersi, per trovare la rotta del ritorno. Piqueras va d’isola in isola, isola egli stesso, imparando dal mare una brutale lezione di trasparenza e scrivendo i suoi versi sul filo ombelicale dell’orizzonte.
- Carlos Edmundo de Ory


Estraneo a mode, etichette e correnti letterarie, lontano da tutto e da tutti, Piqueras è una delle voci più originali del panorama poetico spagnolo.
- Jesús Bregante
VIGILIA DI RESTARE
Tutto è pronto: la valigia,
le camicie, le mappe, la vana speranza.
Tolgo la polvere dalle palpebre.
Ho messo all’occhiello
la rosa dei venti.
Tutto è a posto: il mare, l’aria, l’atlante.
Mi manca solo il quando,
il dove, un diario di bordo,
carte delle maree, venti a favore,
coraggio e qualcuno che sappia
amarmi come non so fare io.
La nave che non esiste, lo sguardo,
i rischi, le mani della meraviglia,
il filo ombelicale dell’orizzonte
che sottolinea questi versi sospensivi…
Tutto è pronto: davvero, invano.


PREGHIERA DEL MISCREDENTE
L’importante è pregare, non importa chi,
che le domande siano le preghiere
del pensiero, piantino i loro semi
nella nostra solitudine, e non ci sia pace
che, a forza di insistere, sia capace
di non esistere, non abbia altra scelta
che rispondere alla voce di chi la chiama.
Che Dio non esista, è
forse una ragione per non credere in lui?
Dio è il nome della sete, il destino
e la voglia di questa solitudine
che entrambi siamo.
Di nessuno parlo con dio, di dio con nessuno.
Lo scrivo con attenzione e con la minuscola.
Io sono ateo e laico ogni giorno.
Ma ci sono notti amniotiche
in cui la mia anima prega in ginocchio
non importa chi,
chiede, spera, implora.
E la mia anima in ginocchio è una candela
alla cui luce, nella cui notte, scrivo.


ANIMALE D’AMORE
Come un animale d’amore
mi affanno dietro te, annuso le tue orme,
chiedo ai ciechi se ti hanno visto,
ai muti dico che mi dicano di te.
Abbraccio l’aria, bacio il cielo, canto
con voce scalza rotte
che mi portino a te, che ti conducano a me.
Perdo il rispetto della paura. Do unghiate
al mio dolore. Come una bestia in calore
mi affanno dietro te, annuso le tue orme.
Sono il tuo animale d’amore.


IL POCO CHE SO
So che la pena non vale la pena.
So che la gioia non può essere detta.
So che l’amore, questa missione selvaggia,
delicata, impossibile, è l’unico modo
di stare in questo mondo senza errare.
So che la morte risolve tutto.
So che la morte, no, voglio dire la vita
è un cardellino su un albero nudo
o su un mandorlo in fiore,
che canta alla luce,
rendendo grazie al cielo per tutto
senza saperlo.
Prova
Piqueras Juan Vicente
Juan Vicente Piqueras è un caso singolare nella poesia spagnola contemporanea. Nato e cresciuto in campagna, in una casa senza acqua e senza libri, nel piccolo villaggio di Los Duques de Requena (Valencia), ha pubblicato il suo primo libro, "Tentativas de un héroe derrotado", nel 1985. Laureato in Filologia Spagnola all’Università di Valencia, ha lasciato presto la Spagna e ha vissuto, e scritto le sue opere, in Francia, Italia (dichiara che Roma è la sua “anima città”), Grecia, Algeria, Portogallo, e ora Giordania.

Ha lavorato come attore, sceneggiatore, annunciatore radio, sottotitolatore di film, traduttore e professore di spagnolo per stranieri. Si è dedicato alla poesia e alla diffusione della lingua e della cultura spagnola ed ispanoamericana. Lavora per l’Istituto Cervantes. Da settembre 2019 abita ad Amman.

Sedici i libri di poesia pubblicati: "Tentativas de un héroe derrotado" (1985), "Castillos de Aquitania" (1987), "La palabra cuando" (1991, premio José Hierro), "La latitud de los caballos" (1999, premio Antonio Machado), "La edad del agua" (2004), "Adverbios de lugar" (2004), "Aldea" (2006, premio Valencia e premio del Festival Internacional de Medellín), "Palmeras" (2007), "La hora de irse" (2010, premio Jaén de poesía), "Yo que tú" (2012), "Atenas" (2013, premio Loewe), "El cielo vacío" (2013), "La ola tatuada" (2015), "Padre" (2016), "Animales" (2017), "Narciso y ecos" (2017) e "Ascuas" (2019).

In Italia ha pubblicato: "Mele di mare" (ed. Le Lettere, Firenze, 2003), "Palme" (ed. Empiría, Roma, 2005) "Braci" (ed. Empiría, Roma, 2010), "Avverbi di luogo" (Lietocolle, 2019), "Vigilia di restare" (Multimedia Edizioni, Salerno 2018) e "Padre" (2021).

Intensa la sua attività di traduttore: "Poesía Completa" di Tonino Guerra (2011), "Una calle para mi nombre" (antologia del poeta bosniaco Izet Sarajlic, 2003), "Cosecha de ángeles" (antologia della poetessa rumena Ana Blandiana, 2007), "El hambre del cocinero" e "Encima del subsuelo" di Kostas Vrachnós (2008 e 2014), "El huésped en el bosque" (antologia di Elisa Biagini, 2010), "Refugiarme en una palabra" di Cesare Zavattini (2016) e "Mordiscos y plegarias" di Sabrina Foschini (2020).

Ha partecipato nel 2000 a "Verba Volant. Incontri internazionali di poesia" a Salerno e a "Lo spirito dei luoghi. Incontri internazionali di poesia" nella Casa della poesia, nel 2001 alla manifestazione "Poesia contro la guerra" e nel 2002 a "Il cammino delle comete" a Pistoia e agli "Incontri internazionali di poesia a Sarajevo" nel 2002 e nel 2003, a "La poesia resistente" nel 2012.

È ospite abituale della struttura e dei progetti di Casa della poesia.
Sono colui che sa la data della propria morte. Solo chi non muore mai sa la data della sua morte. L’essere. L’essere ingenerato e immortale: il poeta. O la poesia? L’essere, il continuo verbo coniugato al presente, l’io sono che si ripete incessante è, allora, più del verbo stesso, la dimensione di un’essenza nel suo titolo o principio più esteso e inquieto: il restare. L’essere in un luogo che è. Con tutte le implicazioni a esso connesse, prima tra tutte, la filosofia. La poesia la incrocia nella dimensione della sapienza interrogante e nella consapevolezza o vanità di ogni cosa. Di un’immagine o luogo. Nell’imprecisione degli avverbi. Nel miraggio di un’infattibile salvezza. Nella dimora angusta e barrata delle parole. Nei paradossi della vita e nelle imboscate del senso. Nelle meraviglie delle attese. O nella nostalgia degli specchi, luoghi di erranza, di doppi inesistenti. Siamo sulla cinta di un’eco o del nulla. Si vede solo ciò che si è o ciò che si è detto. Poesia dell’essere e dell’esistenza quella di Juan Vicente Piqueras. Siamo al cospetto di un poeta alto come dice, semplicemente, Tonino Guerra. Ovvero, di una voce errante e beduina come riporta Carlos Edmundo de Ory, in cerca della rotta del ritorno. E ancora, questa volta è Sepulveda a svelare, di un poeta del quale si nutre e di cui fa ricorso quando si accinge a scrivere, una visione fresca, generosa della vita e uno spiccato senso dello humor. Questi sono soltanto alcuni degli apprezzamenti che si possono leggere in Vigilia di Restare, Multimedia Edizioni, splendido libro, curato e tradotto da Raffaela Marzano con un’acuta e intensa introduzione di Sabrina Foschini. Le poesie pubblicate in questo volume sono tratte da La latitud de los caballos, Adverbios de lugar, Palmeras, Aldea, La hora de irse, Yo que tú, Atenas, Padre. Sono aggiunte, inoltre, anche diciotto poesie inedite. Poesia essente, esistenziale si diceva, e assente. Nessuno non è solo uno dei tanti nomi di Ulisse, ma una volontà di sparizione, di sottrazione all’usanza verticale dell’aggiungere. Una tensione alla perdita. Guadagna con quel che perde. È ancora la vita. E, daccapo, la poesia. Una poesia piena, precisa e leggera. Una nuvola indecifrabile. Una sete e una seta avvolgente. Dispersa nel mondo e sempre agli antipodi degli addii. Un deserto. Un mendicante. Un morire nel passato. Un niente di nuovo e sempre il mare. Un attracco e di nuovo un’attesa. Una poesia che dà i suoi stessi e semplici strumenti, … il vento inventato: la timida tormenta di un respiro e le parole, macchie di voce sulla carta, fari in mezzo all’oceano. Oppure temibili, … le vele dei verbi, la memoria e questa volta che è nave, nido, madre nel cui seno dormono la matita e la carta, il paese affondato e l’inchiostro che è sangue di animali marini. Juan Vicente Piqueras è nato a Los Duques de Requena, come racconta lui stesso, un paesino di un centinaio di abitanti e con un solo telefono. È una delle voci più belle, intense e vivaci della poesia spagnola. Un poeta che canta alla luce, rendendo grazie al cielo per tutto senza saperlo. Un’ultima nota. Juan Vicente Piqueras e il dolore. Nascosto tra le parole e una realtà che non ha nome. Un intruso come la fine. Mia madre ci amava con le sue mani e mio padre ci traduceva il cielo. Così è stato. Una poesia breve. Forse, una delle più belle del panorama contemporaneo. Che assurda storia ultimare una recensione di un poeta. Ci si sente a pezzi e vuoti di non aver colto che il niente e l’inessenziale. Nella poesia è sempre così. Scrivere dei poeti è come un’affezione. Scrivere di Piqueras o, leggere le sue poesie, invece, è senza dubbio, una cura. Salvatore Marrazzo
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