Alexandra Petrova
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Alexandra
Petrova

Biography

Alexandra Gennadievna Petrova (1964) è una delle voci più cosmopolite, filosofiche e innovative della "nuova" letteratura russa, che ha trovato in Italia la sua dimora d'elezione. Nata a San Pietroburgo nel 1964 (allora Leningrado), Alexandra Petrova incarna la figura della scrittrice errante e transculturale. La sua biografia è un mosaico di geografie: dopo aver studiato filologia all'Università di Tartu in Estonia — sotto la guida del grande semiologo Jurij Lotman — si è trasferita a Gerusalemme nel 1993, per poi approdare a Roma nel 1998, dove vive tuttora. Questa traiettoria non è solo un dato anagrafico, ma il motore immobile della sua scrittura, che si nutre del distacco dalla lingua madre e dell'immersione in paesaggi stranieri. Vincitrice dei prestigiosi Premio Andrej Belyj e Premio rifugiato per la letteratura, la Petrova è una figura chiave nel dialogo tra la tradizione russa e la sensibilità europea contemporanea.

La sua scrittura, che spazia dalla poesia alla prosa sperimentale, esplora il senso di "estraneità" non come condanna, ma come condizione privilegiata di osservazione. Nel suo acclamato romanzo Appendix, Roma diventa un labirinto di storie dove il passato imperiale russo e quello romano si sovrappongono in una narrazione enciclopedica e visionaria. In Italia, la sua presenza nei progetti di Casa della Poesia di Baronissi, ha contribuito a far conoscere la sua lirica densa e metafisica in cui la parola poetica si fa indagine ontologica, cercando di dare un nome a ciò che resta quando i sistemi di pensiero crollano.

Oggi, Alexandra Petrova è considerata una "pontefice" tra mondi, una scrittrice che ha saputo abitare la soglia tra le lingue e le culture. La sua eredità risiede nell'aver dimostrato che si può essere russi nel profondo eppure profondamente europei, trasformando l'esilio in una nuova forma di cittadinanza intellettuale. La sua voce continua a scavare sotto la superficie del quotidiano, ricordandoci che l'identità è un testo in continuo divenire e che la letteratura è l'unico luogo dove tutte le nostre "appendici" — i frammenti di vita che ci portiamo dietro — trovano finalmente un senso unitario. La sua figura resta quella di una ricercatrice solitaria che, con la precisione di una filologa e l'intuizione di una visionaria, continua a mappare i confini invisibili dell'animo umano.

Ha preso parte all'edizione del 2010 degli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo.