Ángel Guinda, il "poeta dell'estremismo utile" è stata una delle voci più radicali, libere e profonde della letteratura spagnola contemporanea. Nato a Saragozza nel 1948, Ángel Guinda ha incarnato per tutta la vita la figura del poeta "maledetto" ma profondamente civile, capace di unire la marginalità esistenziale a un rigore intellettuale assoluto. Trasferitosi a Madrid negli anni '70, è diventato un punto di riferimento per la controriforma poetica spagnola, fuggendo dalle mode accademiche per rifugiarsi in una scrittura che lui stesso definiva "estremismo utile": una poesia che non serve a decorare la realtà, ma a scuoterla, a ferirla e, infine, a guarirla. Insegnante di letteratura e instancabile animatore culturale, ha vissuto la poesia come un'esperienza totale, quasi religiosa nella sua dedizione al "dire la verità".
La sua poetica è caratterizzata da una "furia lucida e metafisica". Guinda è il poeta dei contrasti: la vita e la morte, la luce e l'abisso, il desiderio carnale e la ricerca dello spirito convivono nei suoi versi con una tensione bruciante. In raccolte fondamentali come Vida ávida (Premio delle Lettere Aragonesi 2010), Claro interior e Materia del colpo, la sua voce si spoglia di ogni retorica per farsi nuda, essenziale, a tratti aforistica. Celebre è il suo Manifesto della Poesia Utile, in cui rivendica per il poeta il ruolo di agitatore di coscienze: la poesia deve essere "un'arma per difendersi dalla morte e un attrezzo per costruire la vita".
Oltre alla produzione lirica, Ángel Guinda è stato un maestro del frammento e della riflessione filosofica. In Italia, la sua figura è stata accolta come quella di un fratello spirituale dalla Casa della Poesia di Baronissi, dove le sue letture intense e la sua umanità generosa hanno lasciato un segno profondo. La sua capacità di trasformare la sofferenza personale in un canto universale lo ha reso uno dei poeti più amati dalle nuove generazioni, che vedono in lui un esempio di coerenza e di "resistenza attraverso la parola". Nonostante la lunga malattia, non ha mai smesso di scrivere, pubblicando opere di straordinaria forza fino alla sua scomparsa a Madrid nel 2022.
Oggi, Ángel Guinda è ricordato come il "bardo dell'interiorità". La sua eredità risiede nella convinzione che la poesia sia l'ultima frontiera della libertà umana. È il poeta che ci ha insegnato a "perdere tutto tranne lo splendore", lasciandoci versi che sono come fiammiferi accesi nel buio: piccoli, fragili, ma capaci di illuminare per un istante l'immensità del nostro destino.
Ha preso parte agli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo nel 2009.
