Daniele Mencarelli, una delle voci più autentiche, umane e necessarie della letteratura italiana contemporanea, capace di raccontare la sofferenza e la ricerca di senso con una nudità disarmante.
Nato a Roma nel 1974, Daniele Mencarelli è cresciuto a Monte Porzio Catone, nei Castelli Romani, un paesaggio che resta lo sfondo spirituale di molta sua opera. La sua formazione non è passata per le accademie, ma per la vita "viva": prima di diventare un caso letterario, ha lavorato a lungo nel settore dell'assistenza e della manutenzione presso l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Questa vicinanza quotidiana con il dolore innocente e con la fragilità estrema ha forgiato la sua sensibilità, portandolo a indagare quell'interrogativo che attraversa ogni sua pagina: come restare interi di fronte alla "fame d'aria" e all'ingiustizia del male?
La sua poetica è caratterizzata da un "realismo spirituale" che non teme il dialetto né la preghiera. Mencarelli ha esordito come poeta (con raccolte come I figli dei figli, Guardia alta e Figlio), ma è con la narrativa autobiografica che ha raggiunto il grande pubblico. La sua "trilogia dell'io", composta da La casa degli sguardi, Tutto chiede salvezza (vincitore del Premio Strega Giovani e diventato una celebre serie Netflix) e Sempre tornare, è un viaggio catartico attraverso le dipendenze, il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) e la ricerca di una salvezza che non è mai dottrina, ma incontro umano. Per lui, la poesia e la prosa sono "armi da scavo" per arrivare al nucleo di quella "natura capovolta" che è l'uomo contemporaneo.
"Tutto chiede salvezza, tutto è minacciato da una dimenticanza che non perdona."
Oltre alla scrittura, Mencarelli è un attivo collaboratore di testate giornalistiche e sceneggiatore, impegnato nel dare voce a chi vive ai margini della "normalità" sociale. In Italia, la sua figura è profondamente legata a una letteratura che si fa testimonianza civile e spirituale; la sua partecipazione a festival e incontri (spesso in dialogo con realtà come la Casa della Poesia) è sempre segnata da una tensione etica fortissima. Il suo linguaggio, intriso di una religiosità laica e viscerale, ha saputo intercettare il disagio delle nuove generazioni, offrendo non risposte preconfezionate, ma la condivisione di una domanda comune sulla dignità dell'essere fragili.
Oggi, Daniele Mencarelli è considerato il narratore della "fatica di vivere" e della speranza che ne deriva. La sua eredità risiede nella lezione che la salvezza non è un luogo dove arrivare, ma un modo di guardare l'altro: riconoscersi simili nel dolore per potersi finalmente dire fratelli. È il poeta che ci ricorda che la vera forza non sta nell'essere invulnerabili, ma nell'avere il coraggio di restare "nudi" di fronte alla vita, accettando la propria sete di infinito come la risorsa più preziosa.
Nel 2018 e nel 2019 Daniele Mencarelli è stato ospite di Casa della poesia.
