Fadwa Tuqan (1917–2003) cuore pulsante della poesia palestinese del Novecento, la sua figura è per Casa della poesia un pilastro fondamentale, una voce che amata, diffusa e che rappresenta l'essenza stessa della resistenza culturale. Nata a Nablus nel 1917, in una delle famiglie più influenti della città, Fadwa Tuqan ha dovuto combattere fin dall'infanzia per il diritto alla propria voce. In un ambiente patriarcale che inizialmente le negava l'istruzione formale, fu il fratello, il grande poeta Ibrahim Tuqan, a farle da maestro, introducendola ai segreti della metrica classica e incoraggiandola a scrivere.
La sua parabola poetica è straordinaria: iniziata come una ricerca intima, elegiaca e quasi solitaria sul dolore e sull'amore, si è trasformata radicalmente dopo il 1967 (la Naksa). Di fronte all'occupazione israeliana della Cisgiordania e della sua amata Nablus, la poesia di Fadwa è diventata pubblica, coraggiosa e incisiva. Da "poetessa del sentimento" è diventata la "voce della resistenza", capace di dar voce al dramma di un intero popolo senza mai perdere la propria raffinata sensibilità lirica.
Per Casa della poesia, Fadwa Tuqan è un riferimento etico assoluto. Dopo un incontro avvenuto alla fine degli anni '90 è seguito un rapporto epistolare e un progetto di pubblicazione purtroppo non realizzato. La sua scrittura è un ponte tra la tradizione araba e la modernità, una lingua che sa essere dolce come il profumo degli aranci e dura come la pietra dei Territori.
Nelle sue poesie, la terra non è un concetto astratto, ma un corpo vivo da difendere e amare. Fadwa ci ha insegnato che la libertà della donna e la libertà di un popolo sono battaglie gemelle. La sua scomparsa nel 2003, proprio durante i giorni più duri della Seconda Intifada, ha lasciato un vuoto immenso, ma la sua eredità vive in ogni giovane poeta che in Medio Oriente e nel mondo alza la testa per reclamare dignità.
"Fadwa Tuqan è stata l'anemone rosso che spunta tra le rovine: delicata nella forma, ma indistruttibile nelle radici. Con noi ha condiviso il viaggio difficile della verità, ricordandoci che non c'è patria senza poesia e non c'è poesia senza coraggio."
