Humberto Ak'abal (Momostenango, Guatemala, 1952 — Città del Guatemala, 28 gennaio 2019) è stato uno dei poeti più importanti della letteratura guatemalteca contemporanea e una delle voci più significative della poesia indigena dell'America Latina. Di etnia Maya K'iche', pensava e scriveva i suoi versi in k'iche' — la sua lingua madre, una lingua orale antichissima ricca di onomatopee e di suoni animali — e li autotraduceva in spagnolo, cercando di conservare nella versione castigliana l'anima sonora dell'originale. Nella lingua k'iche' non esiste la parola «poeta»: chi canta i versi si chiama «cantore». Nella sua poesia gli alberi, le foglie, gli animali e le cose hanno il dono della parola; il mondo naturale non è sfondo ma interlocutore.
Cresciuto in una famiglia povera di Momostenango, nella regione del Quiché, imparò da bambino il mestiere del pastore e del tessitore. Il nonno lo aveva messo in guardia: «I libri fanno impazzire». Ak'abal non lo ascoltò. Lasciò il villaggio per tentare la sorte nella capitale, dove lavorò come venditore ambulante e facchino nei mercati della Città del Guatemala. Negli anni Ottanta cominciò a scrivere in k'iche', autotraducendosi in spagnolo, ma non trovò un editore disposto a pubblicarlo fino al 1993, quando apparve El animalero, il suo primo libro. Da allora tornò a Momostenango, dove visse e scrisse fino alla morte.
La sua opera — oltre venti volumi tra poesia, racconti, saggi e una parafrasi del Popol Wuj — è stata tradotta in più di venti lingue, tra cui francese, inglese, tedesco, italiano, portoghese, arabo, ebraico, ungherese ed estone, e pubblicata in riviste e giornali di Guatemala, Messico, Stati Uniti, Venezuela, Brasile, Colombia, Libano, Giappone, Spagna, Francia, Austria, Svizzera, Germania e Italia. Tra le raccolte più note: Guardián de la caída de agua (1993), Lluvia de luna en la cipresalada, Las palabras crecen e Tejedor de palabras — antologia bilingue k'iche'/spagnolo pubblicata con il sostegno dell'UNESCO nel 1996 e tradotta in italiano da Emanuela Jossa con il titolo Tessitore di parole (Le Lettere, Firenze, 1996). Nel 2016 presentò la sua Paráfrasis del Popol Wuj, una riscrittura personale del testo sacro dei Maya K'iche'.
Tra i numerosi riconoscimenti internazionali: il Premio Internazionale di Poesia Blaise Cendrars di Neuchâtel, Svizzera (1997) — primo poeta latinoamericano a ottenerlo —, il Premio Continental Canto de América dell'UNESCO, Messico (1998), il Premio Pier Paolo Pasolini in Italia (2004) e la nomina a Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal Ministero della Cultura francese (2005). Partecipò a incontri accademici e festival di poesia in Europa, Stati Uniti e America del Sud, e tenne workshop di scrittura creativa alla Schule für Dichtung di Vienna nel 1996.
Nel 1998 fu ospite del festival Lo spirito dei luoghi. Latinoamericapoesia organizzato dalla Casa della poesia di Baronissi, con cui mantenne un rapporto duraturo: nel 2005 tornò come ospite della stessa istituzione, che ne ha promosso e custodito la presenza in Italia.
Nel 2003 rifiutò pubblicamente il Premio Nazionale di Letteratura guatemalteco «Miguel Ángel Asturias», ritenendo che il nome di quell'autore — autore di una tesi che criticava ingiustamente i popoli indigeni — non potesse rappresentare la letteratura del suo paese. Fu un gesto coerente con tutta la sua vita: la fedeltà alla propria lingua, alla propria terra e alla propria gente come condizione irrinunciabile della scrittura.
