Léopold Sédar Senghor (1906–2001) è stato un grande poeta-statista che ha guidato il Senegal all'indipendenza e ha regalato al mondo il concetto filosofico e letterario della "Négritude".
Nato a Joal nel 1906, in un Senegal allora colonia francese, Senghor è stato un uomo dalle molteplici vite. La sua biografia è un ponte tra l'Africa e l'Europa: studente brillante alla Sorbona di Parigi, fu il primo africano a ottenere l'abilitazione all'insegnamento nei licei francesi. Combattente nella Seconda Guerra Mondiale e prigioniero dei nazisti, nel dopoguerra intraprese la carriera politica che lo portò a diventare, nel 1960, il primo Presidente della Repubblica del Senegal, carica che ricoprì per vent'anni. Fu il primo africano a essere eletto tra gli "Immortali" dell'Académie Française, consacrando la sua figura di intellettuale universale capace di dialogare con i grandi del suo tempo, da de Gaulle a Picasso.
Insieme ad Aimé Césaire e Léon-Gontran Damas, Senghor ha forgiato il concetto di Négritude: non un razzismo ribaltato, ma la rivendicazione orgogliosa dei valori culturali, spirituali ed estetici del mondo nero. La sua poesia è intrisa di ritmi ancestrali (spesso accompagnata dal suono della kora o dei balafon) e di una lussureggiante simbologia legata alla terra africana, alla donna nera e agli antenati. In Italia, la sua eredità è stata custodita con devozione dalla Casa della Poesia.
Léopold Sédar Senghor è ricordato come il "Cantore del Metissage". La sua eredità risiede nell'aver sognato una "Civiltà dell'Universale", dove ogni cultura porta il proprio dono al banchetto dell'umanità. La sua voce continua a insegnarci che l'identità non è un muro, ma un punto di incontro, e che la poesia è l'unico linguaggio capace di decolonizzare l'anima. La sua figura resta quella di un sapiente che, con la maestà di un re-poeta e la precisione di un grammatico, ha saputo trasformare il dolore del colonialismo in un inno alla bellezza della diversità e alla fraternità tra i popoli.
Casa della poesia si è occupata più volte di Senghor e della sua poesia, in diverse manifestazioni e in seminari di studio.
