Jidi Majia (1961) è una delle voci più potenti e originali della Cina contemporanea, capace di coniugare l'identità di una minoranza etnica con un respiro lirico universale.
Nato nel 1961 nella prefettura autonoma di Liangshan, nella provincia del Sichuan, Jidi Majia appartiene all'etnia Yi (Nuosu). La sua biografia è un esempio raro di come le radici tribali possano nutrire una carriera ai vertici delle istituzioni culturali: è stato vice-governatore della provincia del Qinghai e figura di spicco dell'Associazione Scrittori Cinesi. Tuttavia, il suo impegno politico non ha mai soffocato la sua anima di "figlio della terra". Sin dagli anni '80, si è imposto come il principale custode della memoria del suo popolo, trasformando i miti, i canti e le tradizioni degli Yi in una poesia moderna che parla al mondo intero.
Ha ricevuto prestigiosi premi internazionali, tra cui il Premio Sholokhov in Russia e il Premio Max Jacob in Francia.
Il baricentro della sua opera risiede nella "poetica del sangue, del fuoco e dell'armonia universale". Jidi Majia scrive una poesia "totale", dove l'aquila, il leopardo e il fuoco — simboli sacri della cultura Yi — diventano metafore della condizione umana globale. La sua scrittura è epica e visionaria, mossa da una profonda preoccupazione per l'ecologia e per la perdita delle radici nell'era della globalizzazione. In Italia, la sua opera è stata abbracciata con entusiasmo dalla Casa della Poesia di Baronissi, che ha visto in lui un "fratello di spirito" dei grandi poeti del Sud del mondo. Multimedia Edizioni ha pubblicato, nel 2018, in Italia, il fondamentale (per la conoscenza di Jidi Majia) Dal Leopardo delle nevi a Majakovskij, libro che vibra di una forza ancestrale e di un calore umano travolgente.
Jidi Majia è considerato un ambasciatore della diversità culturale. La sua eredità risiede nell'aver dimostrato che più una voce è profondamente radicata nel proprio "piccolo villaggio" montano, più essa può diventare universale. La sua voce continua a cantare l'unione tra l'uomo e la natura, ricordandoci che "siamo tutti sotto lo stesso cielo" e che la poesia è l'unico linguaggio capace di guarire le fratture del pianeta. La sua figura resta quella di un moderno sciamano che, con la solennità di un anziano della tribù e la consapevolezza di un cittadino globale, continua a tessere un inno alla vita che sfida il tempo e l'oblio.
