Maurizio Cucchi
Foto: Pier Paolo Iagulli
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Maurizio
Cucchi

Biography


Nato a Milano, Maurizio Cucchi (1945) è una delle figure centrali della cultura editoriale e poetica italiana. Laureatosi con una tesi su Nelo Risi e Andrea Zanzotto, ha vissuto una doppia vita intellettuale: da un lato cronista sportivo (un'attività che ne ha affinato lo sguardo analitico), dall'altro consulente editoriale e traduttore finissimo dal francese (Stendhal, Flaubert, Mallarmé, Prévert). Si è imposto all'attenzione della critica nel 1976 con Il disperso, opera che ha segnato un nuovo modo di intendere il dettato poetico, tra oggettività e frammento. Vincitore del Premio Viareggio nel 1983 con Glenn e del Premio Montale nel 1993 con Poesia della fonte, Cucchi ha saputo anche farsi "maestro" attraverso la direzione della rivista Poesia e la cura, insieme a Stefano Giovanardi, dello storico Meridiano Mondadori dedicato alla poesia italiana del secondo Novecento.

Cucchi è il poeta dell'investigazione, del dettaglio urbano e della memoria che si fa referto, quasi cronaca. La sua figura di "osservatore sportivo" della vita e della parola porta nell'antologia una precisione tecnica e una curiosità umana uniche.

All'interno del percorso di Casa della poesia, Maurizio Cucchi rappresenta la voce della "misura" e della memoria ritrovata. Ospite a Baronissi nel 2006 e nel 2016, ha portato una testimonianza preziosa sulla capacità della poesia di sopravvivere al rumore del tempo. Il suo legame si è nutrito di una comune attenzione verso la scoperta di nuovi talenti e verso la traduzione intesa come scavo linguistico. In lui, Casa della poesia ha trovato un interlocutore che unisce il rigore del grande editore milanese alla generosità del poeta che sa ancora ascoltare le voci degli esordienti e la "poesia delle cose" più umili.

La sua presenza definisce una poetica dove il "male è nelle cose" ma la parola può fungere da bussola. Per Cucchi, la poesia è un atto di resistenza quotidiana, una ricerca millimetrica dell'identità tra le pieghe della metropoli e i fantasmi della biografia familiare. La sua scrittura, scarna e controllata, è un invito a guardare con onestà ciò che siamo, "per un secondo o un secolo".