Tadeusz Różewicz, il "poeta del silenzio" e delle macerie, colui che ha ricostruito il linguaggio poetico dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, è nato nel 1921 a Radomsko, in Polonia. Różewicz appartiene alla cosiddetta "generazione dei contaminati" (pokolenie Kolumbów), i giovani la cui giovinezza fu troncata dall'invasione nazista. Durante l'occupazione, combatté nella resistenza dell'Armata Nazionale (Armia Krajowa), un'esperienza che segnò per sempre la sua psiche e la sua arte. Dopo aver visto il crollo totale dei valori umanistici e la morte di milioni di persone, Różewicz tornò dalla guerra con una convinzione radicale: la vecchia poesia, fatta di rime eleganti e metafore consolatorie, era diventata oscena di fronte all'orrore dell'Olocausto.
La sua poetica è caratterizzata da un "ascetismo verbale" rivoluzionario. Różewicz ha creato la cosiddetta "quarta forma", una poesia spogliata di tutto: niente rime, niente punteggiatura, niente aggettivi superflui. In raccolte leggendarie come Inquietudine (1947) e Il guanto rosso, la parola è ridotta all'osso, quasi balbettata, per riflettere la difficoltà di parlare in un mondo che ha perso il senso dell'umano. Il suo verso più celebre, "Cercavo un maestro e una guida / che mi restituisse la vista l'udito e la parola", sintetizza la sua missione: reimparare a nominare le cose partendo dal nulla.
Oltre a essere un immenso poeta, Różewicz è stato uno dei più grandi drammaturghi del Novecento. Con opere come Il file (Kartoteka), ha scardinato le regole del teatro tradizionale, introducendo una struttura frammentaria che rifletteva la coscienza spezzata dell'uomo moderno. Nonostante il prestigio mondiale e le ripetute candidature al Nobel, Różewicz mantenne sempre uno stile di vita schivo e appartato a Breslavia (Wrocław), dove morì nel 2014.
L'eredità di Tadeusz Różewicz risiede nella sua spietata onestà. Ci ha insegnato che la poesia non è un ornamento, ma un atto di verità necessario per sopravvivere al vuoto. È il poeta che ha "fatto pulizia" nel linguaggio del secolo scorso, lasciandoci in dono una parola nuda, ferma e purificata, capace di stare in piedi anche davanti al silenzio di Dio e della Storia.
Casa della poesia ha mantenuto un rapporto continuo negli anni, con Różewicz anche grazie alla sua amicizia con il poeta bosniaco Izet Sarajlić (Presidente onorario) e a breve la Multimedia Edizioni pubblicherà il suo famoso dramma La trappola (Pulapka), dedicato a Kafka.
