Nuova collaborazione Casa della poesia e il Fatto Quotidiano
04/04/2011

03/05/2005 Sidran alla Casa della poesia Rassegna Stampa

Sidran alla Casa della poesia
03/05/2005 "Galatea" European Magazine, Lugano

28, 29, 30 aprile “Pianeta Sarajevo” a Baronissi di Salerno. Da qualche anno funziona a Baronissi la casa della poesia (www.casadellapoesia.org). L’ha voluta e la coordina Sergio Iagulli con Raffaella Marzano. “una grande famiglia internazionale con rapporti e relazioni interpersonali come base fondamentale del lavoro”: un lavoro editoriale con la casa editrice di poesia “Multimedia”, in web con sistematici invii di fogli elettronici di poesia e informazioni sui poeti, in cde, e prima di tutto in pubbliche letture e manifestazioni. Nei tre giorni di fine aprile in reading Abdullah Sidran, Josip Osti, Marko Vesovic, poeti tutti di Sarajevo o familiari alla capitale bosniaca, nella manifestazione che prende il titolo da una poesia di Sidran “Pianeta Sarajevo”. Stelle polari del lavoro salernitano sono poeti civili come l’americana Sarah Menefee – poetessa e attivista per i diritti civili – e un poeta di Sarajevo di recente scomparso, Izet sarajlic. Mediatore culturale del gruppo per l’area balcanica è lo scrittore Erri De Luca, già presente in vari modi nella ex-Yugoslavia in guerra. Prevalente dunque – per ragione storiche e culturali nella formazione di questo gruppo – la polarizzazione degli interessi verso l’area balcanica e sarajevita in particolare. Del resto il modello è quello di “poetry against war” e la tragedia dell’assedio di Sarajevo (1992-’95) e della guerra di Bosnia – passati nelle cronache atroci della fine del secolo “breve” e dentro le vene della poesia – non potevamo non essere precedente assoluto per i contenuti di programma della “Casa della poesia”. La tre giorni di Baronissi è una riproposta dovuta all’opera di Abdullah Sidran. vengono proiettati i films che hanno rappresentato rinascita e innovazione radicale nel cinema slavo dove il tandem Emir Kusturica–Abdullah Sidran, entrambi sarajeviti, ancora funzionava: “Papà è in viaggio di affari” e “Ti ricordi di Dolly Bell?” e viene riproposto un candido film dell’immediato ultimo dopoguerra Kuduz di Ademir Kenovic, sceneggiato da Sidran. naturalmente c’è la poesia di Sidran. Del poeta di Sarajevo si ristampa in questi giorni (edizioni saraj, Milano) l’ampio antologia a titolo Sarajevski tabut/La bara di Sarajevo, ed è uscito in italiano (sempre edizioni saraj , sempre nella traduzione di Silvio Ferrari) A Zvornik ho lasciato il mio cuore, prima e unica pièce teatrale di SIdran che Moni Ovadia promette di mettere in scena nei teatri di lingua italiana. Insieme a Sidran, Marko Vesovic, altra straordinaria presenza della letteratura jugoslava. Di Vesovic si è letto in italiano (Sperling & Kupfer) un libro di brevi racconti/suggestioni dell’assesio “Scusate se vi parlo di Sarajevo”. Libro tra quelli da non dimenticare scritti sulla guerra – Sidran in poesia, Karahasan in prosa, Vesovic e Jergovic con la narrativa, chiudono un breve ed efficace elenco degli scrittori dell’assedio. Marko Vesovic, docente universitario, montenegrino e sarajevita adottivo, è anche poeta. Una poesia scolpita, fisica e intellettuale insieme. Poi Josip Osti, anche lui di origini sarajevite, uscito dalla città durante l’assedio. artista versatile, poeta, saggista, narratore, organizzatore culturale, traduttore, che vive e lavora in Slovenia. È la generazione della fine della guerra mondiale (sono tutti nati nel ’45), da adolescenti hanno vissuto contraddizioni e crisi del comunismo (il papà in viaggio d’affari di Sidran e Kusturica in realtà è il padre di Sidran che, comunista dissidente, fu confinato nell’isola nuda, Goli Otok), hanno vissuto – nella loro maturità – la guerra insieme di aggressione (croato-serba) e civile, nella ex-Jugoslavia, 1991-99, con l’accensione cruentissima della guerra bosniaca del ’92-’95. Il mondo della loro formazione si è disfatto. Ci sono poeti come Izet Sarajlic, della generazione precedente alla loro, che, per età, energie a disposizione e destino, non hanno retto alla distruzione dei riferimenti e del mondo in cui erano nati e cresciuti. I poeti presenti a Baronissi, in vario modo cercano con il loro lavoro delle vie di uscita, o di resistenza o di re-individualizzazione. Gli anni della guerra li hanno coinvolti e mobilitati, l’identità della Sarajevo pluralista sembrava allora la bandiera da alzare e attorno a cui stare – scrivere, faticare, resistere. Le cose sono andate, poi, in ben altro modo.