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04/04/2011

La morte di William Burroughs Poesie

La morte di William Burroughs The Death of William Burroughs
William è morto sabato 2 agosto, 1997 alle 6:30 di sera, per le complicazioni di un massiccio attacco cardiaco, subito il giorno prima. Aveva 83 anni. Ero con William Burroughs quando è morto ed è stato uno dei momenti migliori che io abbia mai avuto con lui.
Con le pratiche di meditazione Tibetana del Buddhismo Nyingma, assorbii nel mio cuore la sua consapevolezza. Sembrava una brillante luce bianca, accecante ma attutita, vuota. La sua consapevolezza mi stava attraversando. Una gentile stella filante mi entrò nel cuore e su per il canale centrale, e fuori dalla testa in un puro campo di grande chiarezza e beatitudine. Fu assai forte - William Burroughs riposava in grande serenità, e nel vasto spazio vuoto della primordiale saggezza della mente.
Ero nella casa di William, stavo facendo le mie pratiche di meditazione per lui, cercando di mantenere buone condizioni e di dissolvere ogni ostacolo che potesse nascere in quel momento nel Bardo. Ero sicuro che William aveva acquisito un alto grado di realizzazione, ma non era un essere completamente illuminato. Indolente, alcolizzato, tossico William. Non permisi, neanche per un' istante, che il dubbio potesse insinuarsi nella mia mente, poiché ciò avrebbe permesso al dubbio di crescere nella coscienza di William. Dovevo precedere senza paura con assoluta fiducia. Ora dovevo farlo per lui.

Cosa Andò Nella Bara di William Burroughs Con Il Suo Corpo Mortale

Verso le dieci del mattino di martedì, 6 agosto, 1997 James Grauerholz e Ira Silverberg vennero a casa di William per prendere gli abiti che il direttore dei servizi funebri avrebbe messo sul cadavere di William. Gli abiti erano in un armadio nella mia stanza. Scegliemmo anche le cose che sarebbero andate nella bara e nella tomba di William, per accompagnarlo nel suo viaggio nell'oltretomba.
La sua pistola più amata, una 38 special a canna corta, carica con cinque colpi. Lui la chiamava "The Snubby". La pistola fu una mia idea. "Questo è molto importante!" William diceva sempre che non si è mai armati abbastanza in ogni situazione. Delle sue oltre 80 pistole di livello internazionale, questa era la favorita. Spesso la portava alla cintura durante il giorno, e quando dormiva l'aveva tenuta accanto, alla sua destra, carica, sotto il lenzuolo, ogni notte per 15 anni.
Cappello di feltro grigio. Portava sempre il cappello quando usciva. Volevamo che la sua consapevolezza si sentisse perfettamente a suo agio, da morta.
Il suo bastone preferito, un "bastone animato" con una lama dentro, in noce bianco con una leggera finitura di palissandro.
Giacca sportiva, nera con una sfumatura verde scuro. Cercammo in tutto l'armadio, il migliore dei suoi abiti malandati, che odorava dolcemente di lui.
Blu jeans, i meno usati erano gli unici puliti.
Una bandana rossa. Ne portava sempre una nella tasca posteriore.
Mutande a boxer e calzini.
Scarpe nere. Quelle che portava durante le performances. Avevo pensato a quelle marroni vecchie, che portava sempre, perché erano comode. James Grauerholz insistette, "Un vecchio detto della CIA dice che ricevere una nuova assegnazione significa ricevere scarpe nuove".
Camicia bianca. L'avevamo comprata in un negozio di abiti maschili a Beverly Hills nel 1981 per il Red Night Tour. Era la sua camicia migliore, tutte le altre erano un po' sdrucite, e sebbene si fosse ristretta, lui aveva perduto molto peso, e pensammo che gli sarebbe andata bene.
Cravatta, blu, dipinta a mano da William.
Panciotto marocchino, velluto verde con un orlo di broccato oro, datogli da Brion Gysin, venticinque anni prima.
All'occhiello della giacca, la rosetta di Commandeur Des Arts et Lettres del Governo Francese, e la rosetta dell'American Academy of Arts and Letters , onorificienze che William aveva molto apprezzato.
Una moneta d'oro nella tasca dei pantaloni. Una moneta d'oro da cinque dollari con la testa di indiano del 19° secolo, per simboleggiare la ricchezza. William avrebbe avuto abbastanza denaro per comprarsi la sua entrata nell'oltretomba.
I suoi occhiali nel taschino esterno della giacca.
Una penna a sfera, del genere che usava sempre. "Era uno scrittore", e a volte scriveva a mano.
Uno spino di erba buonissima.
Eroina. Prima del servizio funebre Grant Hart fece scivolare un pacchetto di carta bianca nella tasca di William. "Nessuno l'arresterà", disse Grant. William, ingioiellato con tutti i suoi ornamenti, viaggiava nell'oltretomba.
Lo baciai. Un vecchio disco di noi due insieme, 1975 si chiamava Mordere Via La Lingua Di Un Cadavere. Lo baciai sulle labbra, ma non lo feci. E avrei dovuto.
William died on August 2, 1997, Saturday at 6:30 in the afternoon from complications from a massive heart attack he'd had the day before. He was 83 years old. I was with William Burroughs when he died, and it was one of the best times I ever had with him.
Doing Tibetan Nyingma Buddhist meditation practices, I absorbed William's consiousness into my heart. It seemed as a bright white light, blinding but muted, empty. His consiousness passing through me. A gentle shooting star came in my heart and up the central channel, and out the top of my head to a pure field of great clarity and bliss. It was very powerful - William Burroughs resting in great equanimity, and the vast empty expanse of primordial wisdom mind.
I was staying in William's house, doing my meditation practices for him, trying to maintain good conditions and dissolve any obstacles that might be arising for him at that very moment in the bardo. I was confident that William had a high degree of realization, but he was not a completely enlightened being. Lazy, alcoholic, junkie William. I did not allow doubt to arise in my mind, even for an instant, because it might allow doubt to arise in William's consciousness. I had to proceeed fearlessly, with absolute confidence. Now I had to do it for him.

What Went Into William Burroughs Coffin With His Dead Body

About ten in the morning on Tuesday, August 6, 1997, James Grauerholz and Ira Silverberg came to William's house to pick out the clothes for the funeral director to put on William's corpse. His clothes were in a closet in my room. And we picked the things to go into William's coffin and grave, accompaning him on his journey in the underworld.
His most favorite gun, a 38 special snub-nose, fully loaded with five shots. He called it, "The snubby." The gun was my idea. "This is very important!" William always said you can never be too well armed in any situation. Of his more than 80 world-class guns, it was his favorite. He often wore it on his belt during the day, and slept with it, fully loaded, on his right side, under the bedsheet, every night for fifteen years.
Grey fedora. He always wore a hat when he went out. We wanted his consciousness to feel perfectly at ease, dead.
His favorite cane, a sword cane made of hickory with a light rosewood finish.
Sport jacket, black with a dark green tint. We rummaged through the closet and it was the best of his shabby clothes, and smelling sweetly of him.
Blue jeans, the least worn ones were the only ones clean.
Red bandana. He always kept one in his back pocket.
Jockey underwear and socks.
Black shoes. The ones he wore when he performed. I thought the old brown ones, that he wore all the time, because they were comfortable. James Grauerholz insisted, "There's an old CIA slang that says getting a new assignment is getting new shoes."
White shirt. We had bought it in a men's shop in Beverly Hills in 1981 on The Red Night Tour. It was his best shirt, all the others were a bit ragged, and even though it had become tight, he'd lost a lot of weight, and we thought it would fit.
Necktie, blue, hand painted by William.
Moroccan vest, green velvet with gold brocade trim, given him by Brion Gysin, twenty-five years before.
In his lapel button hole, the rosette of the French government's Commandeur Des Arts et Lettres, and the rosette of the American Academy Of Arts and Letters, honors which William very much appreciated.
A gold coin in his pants pocket. A gold 19th Century Indian head five dollar piece, symbolizing all wealth. William would have enough money to buy his way in the underworld.
His eyeglasses in his outside breast pocket.
A ball point pen, the kind he always used. "He was a writer!", and wrote sometimes long hand.
A joint of really good grass.
Heroin. Before the funeral service, Grant Hart slipped a small white paper packet into William's pocket. "Nobody's going to bust him." said Grant. William, bejewelled with all his adornments, was travelling in the underworld.
I kissed him. An early LP album of us together, 1975, was called Biting Off The Tongue Of A Corpse. I kissed him on the lips, but I didn't do it. And I should have.
Raffaella Marzano