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04/04/2011

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Nenad Veličković Bosnia serbocroato Nenad Veličković è nato il 2 maggio del 1962 a Sarajevo, in Bosnia & Erzegovina, dove è stato allevato ed educato. Nel 1986 si laurea presso l'Università di Sarajevo in Letteratura jugoslava.
A partire dalla fine degli anni Ottanta scrive sceneggiature, testi teatrali, commedie, romanzi, racconti.
Nel 1992, quando la guerra scoppiò in Bosnia, si è unito l'esercito regolare governo bosniaco e ha partecipato alla difesa di Sarajevo assediata (1992-1996).
Dopo la guerra rimase a Sarajevo dove vive tuttora.
Ha vinto molti premi per la sua opera letteraria nei paesi della ex Jugoslavia.
I suoi libri sono stati tradotti in inglese, tedesco, italiano, polacco, bulgaro, ungherese, sloveno, macedone (il suo libro 'Lodgers' è stato un bestseller in Croazia, Serbia e Bosnia e, oltre l'inglese, è stato tradotto in cinque lingue).
BOOKS

Đavo u Sarajevu (Devil in Sarajevo), 1996

Konačari (Lodgers), 1997

translations// English, German, Italian, Polish, Hungarian, Macedonian

Sahib, 2002
translations// Polish, Slovenian, Italian

Otac moje kćeri (Father of My Daughter), 2003
translations// Bulgarian

Viva Sexico, 2007

In Italia sono stati pubblicati:

"Il diario di Maja" (Konačari, 1995)
“Il padre di mia figlia”(Otac moje kćeri, 2002)
"Sahib" (Sahib, 2009).
Nenad Veličković, Sahib
(Edizioni Controluce, 2009)

di Rossano Astremo

È ambientato nella Sarajevo postbellica “Sahib”, il nuovo romanzo di Nenad Velickovic, pubblicato dalla casa editrice Controluce. 77 e-mail inviate dal protagonista all’amante rimasto in patria strutturano la narrazione. Una sorta di romanzo epistolare che, attraverso gli occhi del borghese inglese io narrante, giunto in Bosnia al seguito di una missione umanitaria, ruota attorno alla doppia tematica della visione della presente disastrosa condizione del Paese vinto dalla guerra, nonostante gli anni intercorsi dalla fine del conflitto, e della nostalgia per l’assenza del suo compagno. Ciò che emerge dalle lettere dell’uomo è un profondo sdegno nei confronti del popolo, degli usi e dei costumi dei bosniaci, il tutto sommato nel rapporto ambiguo con Sakib, l’autista che lavora per lui, un uomo rude e scontroso, la cui continua presenza nelle e-mail dell’inglese suscita l’inviperita gelosia del compagno lontano. Di seguito un paio di esempi che sintetizzano quanto sopra esposto: “Questi primitivi parcheggiano sul marciapiede e i pedoni devono scendere sulla strada,e là come pedone ti suonano, ti sputano, ti offendono, ti dicono parolacce e qualche volta t’investono anche!”. O ancora: “Mi hanno detto che ci sono parti del Paese dove la carta igienica non si usa per niente. (Queste parti confinano con quelle dove non si usa neanche il bagno!). Per i cittadini di qua ci sono a disposizione foglietti di giornale. Ma la gran parte della popolazione non usa nessun tipo di carta igienica. Usa bottiglie di birra riempite d’acqua!”. Un romanzo antibosniaco scritto da un bosniaco può avere una duplice chiave di lettura: o essere un aperto atto d’accusa nei confronti del proprio Paese oppure, attraverso un’operazione parodistica, invertire il percorso di senso, e prendere di mira chi accusa il Paese stesso. “Sahib” rientra in questa seconda categoria. Il romanzo di Velickovic è una satira sulle contraddizioni e le ottusità della società di massa occidentale, la quale attribuisce connotazioni di valore (L’Occidente primeggia su tutto e tutti) a differenze culturali. Non è un caso che il tanto odiato Sakib, l’autista orso e puzzolente, avrà un ruolo importante la storia, tale da mettere in crisi il sistema effimero di valori del consumista inglese. Il finale sarà inaspettato, come ogni romanzo ottimamente riuscito. Velickovic ci regala un testo che, nella “leggerezza” della struttura epistolare, lancia dardi infuocati contro l’Occidente e le varie Organizzazioni Non Governative che sprecano risorse in progetti del tutto inefficaci che non fanno altro che alimentare se stessi, senza per nulla aiutare le popolazioni oggetto dei progetti in essere. Lettura vivamente consigliata.