Faruk Sehić
ItalyItalian

Faruk
Sehić

Biography

Gemini ha detto

Faruk Šehić, una delle voci più potenti e necessarie della letteratura balcanica contemporanea, capace di trasformare le cicatrici della storia in una forma altissima di lirismo e resistenza. Nato a Bihać nel 1970, in quella che allora era la Jugoslavia, Faruk Šehić appartiene alla cosiddetta "generazione travolta". Studente di veterinaria a Zagabria allo scoppio del conflitto nel 1992, scelse di tornare in Bosnia per arruolarsi nell'Esercito bosniaco, arrivando a guidare un'unità di 130 uomini come tenente. Questa esperienza di "poeta-soldato", segnata da ferite fisiche e spirituali, è il nucleo ardente da cui scaturisce tutta la sua opera. Dopo la guerra, Šehić si è stabilito a Sarajevo, dedicandosi interamente alla scrittura e al giornalismo, diventando un cronista instancabile del dopoguerra e dei tentativi di ricostruire un'identità dalle macerie.

La sua poetica è un intreccio inscindibile di orrore bellico e incanto naturale. Šehić è celebre per la sua capacità di far convivere la crudezza del fronte con una prosa onirica e visionaria. Il suo capolavoro, il romanzo Il mio fiume (vincitore del Premio letterario dell'Unione Europea), è un'elegia dedicata al fiume Una, testimone silenzioso e immutabile di infanzie perdute e massacri. Per lui, la natura non è solo uno sfondo, ma una forza contrappuntistica: mentre l'uomo distrugge, il fiume scorre e la vegetazione riprende i suoi spazi. Nelle sue raccolte di poesie, come Hit Depot e il recente Tre fiumi e un continente, la parola agisce come una "regressione ipnotica" per ricucire lo strappo tra il tempo dell'innocenza e quello della distruzione.

"La poesia è l'unico modo per essere di nuovo intero, per raccogliere i frammenti di un'anima esplosa sotto la pressione della storia."

In Italia, Faruk Šehić è un autore di riferimento della Casa della Poesia di Baronissi, dove ha trovato un pubblico capace di accogliere la sua voce scabra e magnetica. Il suo legame con l'Italia è testimoniato anche dal Premio Camaiore Internazionale ricevuto nel 2019. Oltre alla narrativa e alla lirica, il suo lavoro di giornalista e opinionista lo vede impegnato nella difesa di una cultura multiculturale e laica, contro ogni forma di nazionalismo. La sua scrittura è un "archivio del sensibile" che non cerca la vendetta, ma la verità, offrendo una testimonianza preziosa su cosa significhi sopravvivere all'apocalisse e ritrovare la bellezza tra le rovine.

Oggi, Šehić è considerato il capofila di una nuova letteratura europea che non ha paura di guardare nell'abisso. La sua eredità risiede nella lezione che la memoria, per quanto dolorosa, è l'unico mattone con cui si può ricostruire una casa inviolabile. È il poeta della resilienza, colui che ci ricorda che, anche quando tutto sembra perduto, "i fiumi continuano a scorrere come se nulla fosse cambiato", indicandoci la via per un nuovo umanesimo.

Per Casa della poesia nel 2003 ha preso parte agli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo e nel 2022 partecipa a "Le molte lingue della poesia" a Desenzano del Garda e a Salerno al progetto "Voci migranti".

Multimedia Edizioni ha pubblica nel 2022 il suo libro di poesie Tre fiumi e un continente, curato e tradotto da Ginevra Pugliese.