Gianluca Paciucci (1960) è un poeta, traduttore e animatore culturale, una figura d'intermezzo tra la solarità mediterranea e la complessità mitteleuropea. Nato a Rieti nel 1960 dove ha lavorato negli anni Ottanta/Novanta, poi si è trasferito a Nizza e a Ventimiglia, dove è stato presidente del Circolo “Pier Paolo Pasolini”, poi ha fatto di Trieste la sua città d'elezione e il suo osservatorio privilegiato sul mondo.
La sua biografia è quella di un intellettuale militante e inquieto: laureato in Lettere, ha lavorato per anni come insegnante, portando la sua passione per la letteratura anche nelle scuole italiane all'estero (in particolare a Sarajevo, dove è stato addetto culturale dell'Ambasciata italiana, città che ha segnato profondamente la sua visione etica e poetica). Membro attivo di realtà come l'Associazione Tina Modotti e collaboratore storico di riviste La Battana , Guerre&Pace, Panorama d’Istria, Paciucci è un instancabile tessitore di relazioni internazionali, agendo come un vero "smistatore di sogni e memorie" tra l'Italia e i Balcani
Tra il 2002 e il 2006 è stato Lettore con incarichi extra-accademici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia a Sarajevo e presso l’Ambasciata d’Italia in Bosnia Erzegovina. In questa veste è stato con Casa della poesia tra i creatori degli Incontri internazionali di Poesia di Sarajevo.
Ha curato, per i tipi de Le Balze nel 2005, una guida storico-turistica di Sarajevo e ha pubblicato alcune raccolte di versi e nel 2007 per la casa editrice Infinito di Roma ha curato Sarajevo, mon amour (intervista a Jovan Divjak) e la raccolta di poesie La polvere sui guanti del chirurgo di Senadin Musabegovic. Insieme a Walter Peruzzi ha pubblicato nel 2011 con gli Editori Riuniti il volume Svastica verde. Un’antologia del lato oscuro del Va’ pensiero leghista.
Paciucci scrive una poesia civile che non è mai propaganda, ma scavo doloroso nelle ferite della storia recente. I suoi versi sono densi, stratificati, capaci di unire l'invettiva politica alla tenerezza lirica. La sua esperienza a Sarajevo durante e dopo il conflitto ha generato una scrittura che si interroga costantemente sulle responsabilità dell'intellettuale di fronte al male. La sua voce è una colonna portante della Casa della Poesia di Baronissi, dove partecipa ad eventi, progetti, scambi e traduzioni.
Gianluca Paciucci è considerato un "pontefice" nel senso etimologico del termine: un costruttore di ponti. La sua eredità risiede nell'aver mantenuto vivo il dialogo con le "altre" sponde dell'Adriatico, dimostrando che la poesia può essere una forma di diplomazia dal basso, basata sulla condivisione del dolore e della bellezza. La sua voce continua a ricordarci che "non c'è pace senza giustizia" e che la parola deve sporcarsi le mani con la realtà per restare vera. La sua figura resta quella di un camminatore di frontiera che, con lo zaino pieno di libri e di memorie, continua a cercare tra le macerie i semi di una nuova, possibile fratellanza.
Gianluca Paciucci ha preso parte per Casa della poesia a numerosi eventi, fra cui nel 2007 e nel 2009 agli “Incontri internazionali di poesia di Sarajevo”; il 21 marzo 2008 all'inaugurazione della "casa dei poeti", la casa-alloggio di Casa della poesia e il 13 dicembre alle celebrazioni per i 75 anni di Jack Hirschman, nel 2024 a "Le molte lingue della poesia".
Dal 2009 inizia un sodalizio artistico con Adriana Giacchetti (attrice, cantante, musicologa) prendendo parte insieme all’Omaggio per Alfonso Gatto in occasione del Centenario della nascita del poeta salernitano, a “La poesia resistente” nel 2012 a Salerno e a "La poesia resistente" nel 2015 a Baronissi.
Ha realizzato e messo in scena sempre in collaborazione con Adriana Giacchetti il Compianto dei mendicanti arabi della casba e della piccola Yasmina uccisa dal padre di Ismaël Aït Djafer, dopo averlo tradotto e curato per la pubblicazione di Multimedia Edizioni / Casa della poesia nel dicembre 2012.
