Maria Grazia Calandrone
Foto: Marco Cinque
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Maria Grazia
Calandrone

Biography

Maria Grazia Calandrone (1964) è una delle figure più poliedriche e magnetiche della cultura italiana contemporanea. Poetessa, scrittrice, giornalista e artista visiva, la Calandrone ha saputo trasformare la propria biografia — segnata da un inizio tragico e romanzesco — in una materia poetica incandescente, capace di unire l'indagine civile alla confessione più nuda. Rappresenta la forza della "parola che si fa corpo", una presenza che ha attraversato le iniziative di Casa della poesia portando una carica comunicativa e una generosità intellettuale rarissime.

Nata a Milano e cresciuta a Roma, Maria Grazia Calandrone ha esordito con una poesia densa, quasi barocca per precisione terminologica, per poi approdare a una lingua sempre più essenziale e d'urto. Da La tana (2003) a Serie fossile (2015), fino al successo internazionale dei suoi romanzi-poema come Splendi come vita e Dove non mi hai portata, la sua opera è un corpo a corpo con l'origine, l'abbandono e la riconsiderazione del dolore. La sua scrittura non è mai solipsistica: è un "noi" costante che abbraccia le vittime della cronaca, gli ultimi e la bellezza ferocemente fisica del mondo naturale.

Maria Grazia Calandrone incarna perfettamente l’ideale del poeta-testimone. In lei, Casa della poesia ha riconosciuto quella stessa urgenza che animava i poeti della Beat Generation: l’idea che la poesia debba stare "in strada", nei corpi, nelle piazze, mantenendo però un rigore formale assoluto e una musicalità che non ammette approssimazioni.

La sua presenza nel percorso di Casa della poesia funge da ponte tra la lirica pura e l'impegno civile. Calandrone tratta la lingua come un organismo vivente: la sua poesia "suda", "sanguina" e "splende", offrendo una testimonianza di come l'arte possa essere uno strumento di riparazione del mondo e di restituzione della dignità umana.

Ha partecipato nel 2012 a "Letture Mediterranee" (con Tahar Bekri e Juan Carlos Mestre) e insieme a Anna Belozorovitch ha curato e tradotto per Multimedia Edizioni il libro di Anatoly Kudryavitsky, Scultura involontaria (2020).