Matthew Sweeney è stata una delle voci più originali, visionarie e amate della poesia di lingua inglese degli ultimi decenni. Nato a Lifford, nel Donegal (Irlanda), nel 1952, Matthew Sweeney è cresciuto in una terra di confine, un paesaggio aspro che ha profondamente influenzato la sua immaginazione. Dopo aver studiato a Dublino e a Friburgo, si è stabilito per gran parte della sua vita a Londra, diventando una figura centrale della scena letteraria britannica, pur mantenendo un'anima profondamente nomade che lo ha portato a vivere anche a Berlino e a Timișoara. La sua vita è stata dedicata interamente alla parola poetica, vissuta non come un esercizio accademico, ma come un'avventura dello spirito. Dotato di una generosità rara, è stato un mentore per generazioni di giovani poeti e un instancabile viaggiatore dei festival internazionali, portando ovunque la sua ironia tagliente e la sua profonda umanità, fino alla sua prematura scomparsa nel 2018.
La sua poetica è definita dal "realismo alternativo" (o "fabulismo"). Sweeney ha creato un genere a sé stante: le sue poesie iniziano spesso in contesti quotidiani per poi scivolare rapidamente nel bizzarro, nel surreale o nel grottesco. I suoi versi sono popolati da corvi, cibi stravaganti, sotterranei e situazioni kafkiane, il tutto narrato con una lingua piana, quasi colloquiale, che rende l'assurdo perfettamente credibile. In raccolte fondamentali come Blue Shoes, Cacti o l'ultima, potentissima My Life as a Painter (scritta mentre lottava contro la malattia), Sweeney esplora le paure umane, la solitudine e il destino con un mix inconfondibile di malinconia e risata. In Italia, il suo legame con la Casa della Poesia di Baronissi è stato molto intenso.
Oggi, Matthew Sweeney è ricordato come il "maestro dell'inquietudine gentile". La sua eredità risiede nella capacità di aver trasformato la poesia in un territorio magico dove l'orrore e la bellezza convivono in un equilibrio perfetto. Non ha mai cercato la spiegazione logica, ma la verità emotiva nascosta dietro l'imprevisto. La sua voce continua a parlarci attraverso immagini che restano impresse nella memoria come sogni vividi, insegnandoci che la poesia è l'unico modo per dare un senso — o un nobile non-senso — alle stranezze del mondo e alla fragilità dell'esistenza umana.
Nel 1999 ha preso parte a Napolipoesia.
