Serge Pey, nato nel 1950 a Tolosa, è una delle figure più radicali e carismatiche della cultura europea contemporanea, un "poeta-sciamano" la cui arte affonda le radici in un’eredità familiare fatta di resistenza e diversità linguistica. Figlio di una sarta di lingua occitana e di un operaio edile di lingua catalana — rifugiato politico anarchico della guerra civile spagnola — Pey ha respirato fin dall’infanzia l’aria dell’impegno civile e della solidarietà internazionale. Questi anni formativi hanno segnato indelebilmente la sua vita, portandolo a schierarsi costantemente al fianco dei movimenti di liberazione e speranza, dall'Occitania al Messico, dal Cile al Nicaragua. Nutrito sin da scolaro dalle recitazioni di giganti come García Lorca, Miguel Hernández, Pablo Neruda, ma anche Villon e Rimbaud, ha sviluppato una concezione della poesia come atto fisico, politico e sacro.
Il suo percorso artistico è inscindibile dalla sua ricerca teorica e accademica. Fondatore delle riviste Émeute (1975) e Tribu (1981), Pey ha saputo coniugare la militanza poetica con un solido percorso universitario: dottore di ricerca e poi Maître de conférences presso l'Università di Tolosa-Le Mirail, ha diretto progetti artistici d’avanguardia legati alla performance e all'art-action, ottenendo nel 2018 l'abilitazione a dirigere ricerche prima del suo ritiro dall'insegnamento. La sua pratica poetica è celebre per le "Dettati di poesie" iniziati alla fine degli anni '70, durante i quali distribuisce quaderni al pubblico affinché l'assistenza trascriva i suoi versi, firmandoli poi collettivamente, in un rito di riappropriazione popolare della parola. La sua coerenza intellettuale lo ha portato nel 2015 a essere tra i firmatari dell'Appel des 58 (contro lo stato di emergenza in Francia) e a ricevere, nel 2017, i massimi onori letterari francesi: il Grand Prix National de Poésie (SGDL) e il prestigioso Premio Guillaume-Apollinaire per l'opera Flamenco. Dal 2019 è inoltre Maître ès jeux de l'Académie des Jeux floraux.
Il legame tra Serge Pey e Casa della poesia è uno dei pilastri dell'identità internazionale dell'organizzazione. La sua presenza ai festival e agli incontri (Napoli, Baronissi, Sarajevo) non è mai stata una semplice lettura, ma una vera e propria "invasione" di energia: con i suoi bastoni intagliati su cui scrive i versi, la sua voce profonda e il ritmo percussivo delle sue performance, Pey trasforma lo spazio pubblico in uno spazio di rivelazione nel quale lancia la sua sfida ai poteri occulti e la sua difesa della dignità umana. Avere Serge Pey tra i grandi fratelli di Casa della poesia significa celebrare la poesia come arma di liberazione e come strumento sciamanico per curare le ferite della storia, ricordando che, per lui, il poeta è colui che cammina sui carboni ardenti della realtà per riportare la luce nella lingua.
