Sinan Gudžević è una delle figure più colte, poliedriche e originali del panorama intellettuale balcanico contemporaneo, capace di unire l'eredità classica alla vivacità delle culture slave. Nato nel 1953 a Grab, sull'altopiano di Pešter (nell'attuale Serbia), Sinan Gudžević è un poeta, traduttore, filologo e saggista di straordinaria erudizione, la cui opera rappresenta un ponte vivente tra il mondo classico e la modernità balcanica. Cresciuto in una regione di confine tra Serbia e Montenegro, ha studiato filologia classica a Belgrado e ha poi perfezionato la sua formazione in Italia (Roma e Napoli) e in Germania (Monaco di Baviera e Berlino), diventando uno dei rari intellettuali capaci di padroneggiare con eguale maestria il latino, il greco antico, l'italiano, il tedesco e le diverse varianti dello slavo meridionale. La sua identità, che egli stesso definisce "jugoslava" in senso culturale e non nostalgico, è segnata dall'esperienza dell'esilio e del nomadismo intellettuale, elementi che attraversano tutta la sua produzione.
La cifra stilistica di Gudžević è unica: è noto per aver riportato in vita la metrica classica nella poesia contemporanea. Le sue raccolte, come Rimski epigrami (Epigrammi romani), sono scritte in distici elegiaci, esametri o altre forme antiche, ma trattano temi profondamente moderni, quotidiani e spesso ironici. Questa fusione tra la "forma alta" del passato e la "materia bassa" del presente crea un effetto di straniamento e bellezza che lo ha reso un autore di culto. Come traduttore, ha compiuto imprese monumentali, rendendo in serbo-croato autori come Ovidio, Catullo, Marziale e Petrarca, ma anche contemporanei come Pier Paolo Pasolini e Andrea Zanzotto. La sua attività non si ferma alla letteratura: Gudžević è anche un acuto osservatore della realtà politica e sociale, collaborando con testate storiche come il settimanale croato Novosti, dove cura rubriche che mescolano aneddoti filologici, memorie di viaggio e critica culturale.
Residente da anni a Zagabria Gudžević incarna l'ideale dell'umanista rinascimentale trapiantato nel caos del XXI secolo. La sua capacità di rintracciare le radici comuni delle lingue e delle storie dei popoli balcanici, al di là dei nazionalismi distruttivi, ne fa un punto di riferimento etico oltre che letterario. Vincitore di numerosi premi internazionali per la traduzione e la poesia, continua a dimostrare che la cultura classica non è un reperto da museo, ma uno strumento affilato per comprendere le contraddizioni del nostro tempo e per ridare dignità alla parola in un'epoca di rumore incessante.
È tra i poeti fondanti della Casa della poesia ed uno dei più attivi collaboratori. Ha partecipato a "Poesia contro la guerra" (1999 e 2001 Salerno), "Napolipoesia. Incontri internazionali" (1999 e 2001), "Verba Volant. Incontri internazionali di poesia" (2000); "Parole di mare. Incontri internazionali di poesia" (2000); "Lo spirito dei luoghi. Incontri internazionali di poesia" ( 2000); "Il cammino delle comete" (2001, 2002, 2003), "Sidaja" (2001); "Incontri internazionali di poesia di Sarajevo" (Sarajevo 2002-2011); "In memoriam. Izet Sarajlić" (2003), "La poesia resistente!" (2015), "Le molte lingue della poesia" (2024) e tanti altri incontri in diverse città italiane.
Ha tradotto in italiano insieme con Raffaella Marzano i libri di Izet Sarajlić Qualcuno ha suonato (Premio Maravia 2001) e Libro degli addii (2017) e la sua raccolta “Epigrammi romani” (2006), tutti pubblicati dalla Multimedia Edizioni.
