Tomaž Šalamun (1941–2014) è riconosciuto come uno dei più influenti poeti modernisti europei della seconda metà del Novecento, una figura la cui opera ha ridefinito i confini della lingua slovena e della poesia internazionale.
Nato a Zagabria da genitori sloveni fuggiti dalla Venezia Giulia per sottrarsi alle persecuzioni del regime fascista italiano, Šalamun crebbe in un ambiente cosmopolita e colto, spostandosi tra Capodistria e Lubiana.
Sebbene i suoi studi accademici fossero inizialmente rivolti alla Storia dell'Arte, l'incontro con il poeta Dane Zajc e l'adesione ai movimenti studenteschi degli anni '60 segnarono la sua svolta letteraria.
La sua voce si impose prepotentemente nel 1964 quando, a causa di un articolo critico sulla politica culturale del regime comunista jugoslavo pubblicato sulla rivista «Perspektive», fu imprigionato, evento che scatenò una mobilitazione degli intellettuali (tra cui Edvard Kocbek) per la sua liberazione.
Nel 1966 pubblicò Poker, un'opera di rottura totale: con il celebre attacco «Mi sono stancato dell'immagine della mia tribù e sono andato in esilio», Šalamun dichiarò la sua indipendenza dai miti nazionali e collettivi, venendo per questo accusato di individualismo distruttivo e nichilismo. La sua curiosità lo portò a collaborare con il gruppo d'avanguardia OHO — insieme a figure come il filosofo Slavoj Žižek — e a viaggiare instancabilmente.
Fondamentali furono il suo soggiorno a New York su invito del MoMA e gli anni trascorsi in Messico, dove assorbì le influenze della letteratura latinoamericana e del postmodernismo americano, partecipando in seguito più volte al prestigioso Iowa Writers' Workshop.
Tra il 1996 e il 1997 ricoprì il ruolo di attaché culturale a New York, consolidando il suo ruolo di ambasciatore della cultura slovena nel mondo.
In Italia, il legame con Casa della poesia e Multimedia Edizioni è stato straordinario e ha prodotto la traduzione e diffusione di opere come Il ragazzo e il cervo e Ballata per Metka Krašovec (dedicata alla moglie, la pittrice Metka Krašovec).
Protagonista di festival storici come «Il cammino delle comete», «Napolipoesia» e gli «Incontri internazionali di Sarajevo», Šalamun ha incantato il pubblico con la sua eleganza byroniana e una scrittura capace di fondere il sacro con il profano, il gioco con la tragedia, rimanendo fino alla sua scomparsa un maestro di libertà totale per intere generazioni di scrittori.
