Uroš Zupan
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Uroš
Zupan

Biography

Uroš Zupan, nato nel 1963 a Trbovlje, una cittadina mineraria che sembra averne segnato il destino di "minatore del Mistero", Uroš Zupan è una delle figure più centrali e carismatiche della nuova lirica slovena. Per Zupan, la poesia non è un esercizio intellettuale o un mero "artismo verbale", ma un'essenza esistenziale assoluta, l'unica vita possibile. Come ha confessato lui stesso, il rapporto con il verso è una sfida totale: «...e quanto più / vince lei, tanto più perdo io».

La sua visione del mondo è segnata da una frattura netta: da una parte il caos del quotidiano, la banalità manageriale e le "scrivanie opprimenti"; dall'altra la Poesia come Cosmo, Verità e Bellezza. In mezzo a questo abisso vive l'uomo, e il poeta è colui che, precipitando verso il fondo, trova la forza di risalire verso la luce. Zupan rifiuta i giochi linguistici del postmodernismo per tornare a un' "alchimia del cuore", una ricerca dell'Assoluto che passa attraverso una lingua cristallina, trasparente e profondamente intrisa di emozione.

Il suo stile è un fiume in piena: versi fluenti, "galoppanti", lunghi e selvaggi che richiamano la lezione dei grandi maestri che lo hanno formato — da Whitman a Ginsberg, da Rilke a Pavese, fino a Elliot e Milosz. Zupan scrive per comunicare, per lanciare una "bottiglia nel mare" che sappia esattamente su quale spiaggia approdare. In lui, l'io narrante e l'io biografico coincidono perfettamente, creando un legame di fiducia e pathos con il lettore che raramente si incontra nella poesia contemporanea.

Attraverso l'intermediazione di Jolka Milič e poi di Casa della poesia il pubblico italiano ha potuto scoprire un autore che, come un moderno Parsifal, continua a cercare il proprio Graal tra le pieghe del tempo e della memoria. La sua presenza è sempre stata quella di un poeta che non teme di misurarsi con i sentimenti primordiali, offrendo versi che, per citare le sue parole, sono gli unici "paracarri sul nostro passaggio".

La sua scrittura è caratterizzata da una "malinconia vitale": i suoi versi sono ampi, narrativi, capaci di accogliere la luce del Mediterraneo e il grigio delle città post-industriali in un'unica, armoniosa partitura. Zupan non cerca il sacro nel tempio, ma lo trova in un disco di John Coltrane, in un gol su un campo di calcio o nel ricordo di un’estate lontana. La sua è una "poetica della vicinanza", dove la memoria diventa lo strumento per dare un senso al presente.

Uroš Zupan ha trasformato la nostalgia in una forma di conoscenza e la parola poetica in un atto di amicizia universale e rappresenta la capacità della poesia di restare umana, accessibile e necessaria, come un vecchio album di canzoni che non smette mai di dirci chi siamo.

Nel 2002 ha preso parte a "Sidaja. Incontri internazionali di poesia" (Trieste).