Ferruccio Brugnaro, il "poeta operaio" per eccellenza della letteratura italiana, una voce che ha saputo trasformare il rumore della fabbrica in un canto di dignità e rivolta.
Nato nel 1936 a Mestre, Ferruccio Brugnaro ha vissuto sulla propria pelle la trasformazione industriale dell'Italia del dopoguerra. Per oltre trent'anni ha lavorato come operaio al Petrolchimico di Porto Marghera, uno dei cuori pulsanti e più duri dell'industria chimica europea. In quel microcosmo di fumi, metallo e lotte sindacali, Brugnaro non ha solo prestato le braccia, ma ha acceso il pensiero: fin dai primi anni '60 ha iniziato a scrivere poesie e brevi testi di lotta, distribuendoli spesso sotto forma di volantini davanti ai cancelli della fabbrica durante i turni o gli scioperi. La sua formazione è quella di un autodidatta che ha trovato nella parola l'unica arma per non farsi annientare dalla catena di montaggio.
La sua poetica è caratterizzata da un "lirismo di classe" che non scade mai nel dogma ideologico, ma resta ancorato alla verità dei corpi. In raccolte fondamentali come Vogliamo tutto, Le stelle innamorate e Ritratto di donna, Brugnaro canta la fatica, l'ingiustizia dello sfruttamento e la bellezza che resiste nonostante il degrado ambientale e umano. La sua è una poesia "necessaria", scritta con un linguaggio semplice, diretto, ma capace di improvvise accensioni visionarie. Per lui, il verso deve essere come un attrezzo: deve servire a scardinare il silenzio e a restituire all'operaio la sua identità di uomo che sogna, ama e soffre, oltre la sua funzione produttiva.
Oltre alla scrittura, Brugnaro è stato un protagonista delle grandi stagioni di lotta operaia, facendo parte del consiglio di fabbrica e battendosi per la salute e la sicurezza sul lavoro. Le sue opere sono state tradotte negli Stati Uniti, in Francia e in Spagna, dove è considerato un simbolo della resistenza culturale europea. La sua figura è quella di un "intellettuale di base" che ha dimostrato come la cultura non sia un privilegio di casta, ma un diritto di chiunque abbia il coraggio di guardare il cielo anche dal fondo di un'officina.
Oggi, Ferruccio Brugnaro vive a Marghera, continuando a essere un punto di riferimento morale per chiunque creda nel potere della parola come strumento di emancipazione. La sua eredità risiede nella lezione che la poesia non abita solo nei salotti o nelle accademie, ma ovunque ci sia un uomo che rifiuta di essere una merce. È il poeta della "luce operaia", colui che ha saputo trasformare il sudore in inchiostro, ricordandoci che "non si può uccidere la vita" finché esiste qualcuno capace di scriverne la bellezza.
Per Casa della poesia ha partecipato alle celebrazioni per i 75 anni di Jack Hirschman, organizzate da Casa della poesia, il 13 dicembre 2008, a settembre 2009 agli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo.
