Paul Polansky
Foto: Salvatore Marrazzo
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Biography

Paul Polansky è stata una delle figure più scomode, eroiche e radicali della letteratura e dell'attivismo contemporaneo, un uomo che ha dedicato la vita a dare voce a chi la storia ha tentato di cancellare. Nato nel 1941 a Mason City, Iowa, Paul Polansky è stato molto più di un poeta e scrittore: è stato un investigatore dei diritti umani e un "testimone oculare" delle atrocità dimenticate. Di origini ceche, la sua vita cambiò drasticamente all'inizio degli anni '90 quando, mentre svolgeva ricerche genealogiche negli archivi della Repubblica Ceca, scoprì documenti riservati che provavano l'esistenza del campo di sterminio di Lety, dove migliaia di Rom e Sinti furono massacrati dai collaborazionisti cechi durante il nazismo. Da quel momento, Polansky abbandonò la sua vita precedente per diventare il principale difensore del popolo Rom in Europa.

La sua è una "poesia di fango e sangue", priva di qualsiasi estetismo o compiacimento letterario. Polansky scriveva con la precisione di un reporter e la rabbia di un profeta. Le sue raccolte, come Living Through It, The River Killers e Cry, Gypsy, sono cronache dirette di sofferenza, povertà e ingiustizia. Non cercava la rima o la bella metafora, ma la verità nuda: ha vissuto per anni nei campi profughi in Kosovo dopo la guerra del 1999, documentando gli avvelenamenti da piombo e le persecuzioni subite dalle minoranze. Per Polansky, la parola era un'arma di denuncia, un modo per costringere il mondo a guardare dove preferiva chiudere gli occhi.

Oltre alla poesia, Polansky ha scritto saggi fondamentali come Black Silence (Silenzio Nero), che ha rotto il tabù sul Porajmos (l'olocausto Rom) in Boemia, e romanzi basati su fatti reali. Il suo attivismo lo ha portato a scontrarsi con governi, istituzioni internazionali e persino con le Nazioni Unite, che accusò apertamente di negligenza nel proteggere i civili in Kosovo.

In Italia, ha trovato una casa spirituale nella Casa della Poesia di Baronissi; la sua presenza ai festival era magnetica: un uomo alto, dallo sguardo severo ma profondamente umano, che leggeva i suoi testi come se stesse rilasciando una deposizione in tribunale.

Polansky non si è mai fermato, viaggiando instancabilmente tra gli Stati Uniti e l'Europa fino alla sua scomparsa nel 2021. La sua eredità è un monito morale: ci ha insegnato che la poesia ha il dovere di essere "indigesta" quando serve a difendere gli ultimi. È stato il poeta degli invisibili, colui che ha trasformato l'archivio in memoria viva e il dolore in un grido di giustizia universale.

Nel 2004 Polansky è stato insignito del prestigioso Human Rights Award della città di Weimar, in Germania.

Ha pubblicato numerose raccolte di poesie, e in Italia nel 2009, una grande antologia bilingue dal titolo "Undefeated/Imbattuto" (Multimedia Edizioni / Casa della poesia) curata da Valentina Confido.

Ha partecipato nel 2002 a Sidaja. Incontri internazionali di poesia a Trieste e nel 2003 a "Il cammino delle comete", a Pistoia, nel 2005 agli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo. Nel 2008 è stato tra i poeti partecipanti alla festa per i 75 anni di Jack Hirschman e a luglio 2009 ha preso parte a Napolipoesia nel Parco.
È stato molte volte ospite della struttura residenziale di Casa della poesia e ha preso parte a molti progetti dedicati a docenti e studenti in varie città italiane.

Il 26 marzo 2021 non è riuscito a vincere la sua ultima battaglia.


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