Amiri Baraka
Foto: Andrea Pecchioli
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Amiri
Baraka

Somebody Blew Up America

Biography

Incontrare Amiri Baraka (nato Everett LeRoi Jones, 1934–2014) è stato, per Casa della poesia, molto più di un evento letterario: è stata l'irruzione di una leggenda vivente nel cuore del progetto salernitano. Per anni, la sua figura era stata un mito lontano, costruita attraverso la lettura de "Il popolo del blues" (Blues People) — una vera "Bibbia" per chiunque volesse comprendere la musica nera non come semplice intrattenimento, ma come cronaca politica e spirituale di un popolo — e attraverso la sua poesia carica di una forza percussiva e rivoluzionaria.

La sua amicizia e la sua straordinaria disponibilità hanno segnato tappe fondamentali nel percorso internazionale di Casa della poesia. Tra il 2004 e il 2007, Baraka ha calcato i nostri palchi con un'energia travolgente, partecipando a rassegne storiche come "Il cammino delle comete" (2004 e 2005), "Altre Americhe" a Salerno e "Napolipoesia nel Parco" (2005), fino a "VersoSud" a Reggio Calabria nel 2007, interagendo con musicisti italiani. In ogni sua apparizione, Amiri non si limitava a leggere: egli incarnava il jazz, trasformando la parola in uno strumento di lotta e di bellezza, capace di far tremare le certezze del pubblico e di risvegliare le coscienze.

La sua traiettoria biografica è il racconto di una metamorfosi continua. Inizialmente figura centrale della Beat Generation a Greenwich Village (accanto a Ginsberg e Kerouac), Baraka subì una trasformazione radicale dopo l'assassinio di Malcolm X nel 1965. Fu allora che scelse di farsi portavoce del Black Arts Movement, ribattezzandosi Amiri Baraka ("Principe Benedetto") e teorizzando un'arte che fosse "un'arma per la liberazione". Poeta, drammaturgo (celebre il suo Dutchman) e saggista, è stato un intellettuale che non ha mai accettato compromessi, arrivando a essere nominato — e poi rimosso per le sue posizioni radicali — Poeta Laureato del New Jersey.

Il dono più grande che Amiri ha lasciato a Casa della poesia, oltre alla sua stima, ai suoi versi immortali e ai suoi libri nella Biblioteca internazionale, è stata la generosità con cui ha agito da apripista. Grazie a lui, Casa della poesia ha potuto stringere legami profondi con una vasta costellazione di poeti afroamericani, portando in Italia voci di resistenza che altrimenti sarebbero rimaste confinate oltreoceano. Baraka ci ha insegnato che la poesia è musica che si fa carne e che il blues è la spina dorsale della dignità umana. La sua presenza resta una pietra miliare, il segno di una tappa straordinaria in quel lungo viaggio nella poesia del mondo che continua a chiamarsi Casa della poesia.


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