Poesia

Interno terzo tiburtino

Interno terzo tiburtino

Testo originale · Italiano

Tutto divaricato. Dal cancello

nero all’aspidistra della garitta.

La pasta col tonno. Canzoni e feste

di sabato, via del Corso, il turismo,

di domenica… Sarei morto, all’epoca,

senza la vostra porta aperta, porta

di paese, ospitalità evangelica.

Me li ricordo tutti quei ragazzi

di piazza Bologna che nel ’90

gridarono, di notte, alla finestra,

la vittoria geniale della Roma,

mangiando panini, bevendo birra,

suonando la chitarra, improvvisando

goliardie. Eravamo vecchie tregue

presto finite, presto destinate,

come tutte le stagioni, a finire.

Non ci siamo più visti. Ci sappiamo,

vivi, risorti, stretti ad altre storie,

stretti a vedute da altre angolazioni,

da qualche parte, sorridenti in foto.

Mi dispera dover fare una strada

Lunga, ora, alle mie spalle. La finestra

Si affacciava, a picco, su Sant’Atanasio.

 

 

Da: Diario di un autodidatta, Guanda, 2025.

 

Informazioni sull'opera

Nazionalità
Italia
Lingua originale
Italiano