Tutto divaricato. Dal cancello
nero all’aspidistra della garitta.
La pasta col tonno. Canzoni e feste
di sabato, via del Corso, il turismo,
di domenica… Sarei morto, all’epoca,
senza la vostra porta aperta, porta
di paese, ospitalità evangelica.
Me li ricordo tutti quei ragazzi
di piazza Bologna che nel ’90
gridarono, di notte, alla finestra,
la vittoria geniale della Roma,
mangiando panini, bevendo birra,
suonando la chitarra, improvvisando
goliardie. Eravamo vecchie tregue
presto finite, presto destinate,
come tutte le stagioni, a finire.
Non ci siamo più visti. Ci sappiamo,
vivi, risorti, stretti ad altre storie,
stretti a vedute da altre angolazioni,
da qualche parte, sorridenti in foto.
Mi dispera dover fare una strada
Lunga, ora, alle mie spalle. La finestra
Si affacciava, a picco, su Sant’Atanasio.
Da: Diario di un autodidatta, Guanda, 2025.