per la mia mamma cinese chukchi, Lin Sun Lim, 1906-2007
Koy! Qui. Nien. Là.
La lingua è la barca che porta
la memoria attraverso l’oceano di tempo
e stagioni, salda e forte
come mani che guidano il parto
Uova d’anatra conservate nel fango con
i tuorli arancioni come nulla osta
rimedi di villaggio per sudori notturni
incubi, svenimenti e fl atulenza
fra una cabala di donne che cuciono
La lingua madre di cui mi vergognavo
ora archiviata come Yaqui1
in bibliografi e commentate con
note a pie’ di pagina e segni diacritici per
dialetti in via d’estinzione che
i Custodi delle Lingue
proteggono per la pubblicazione
Koy! Qui. Nien. Là o anno
Non si parla inglese qui
l’accento deve oscillare come
la coda del bue che tira il suo carro
lungo il delta del Pearl River
Eravamo curiosi, gente di campagna
che seguiva il sentiero deforme
fi no ad un sogno giogo chiamato Mei Kuo
come Ishi, congelato nel tempo
dicono che non abbiamo mai davvero lasciato la Cina
La sua voce thlay-yip è umida sulla mia lingua
lo spesso, ruvido sentore strascicato di ji-yuk beng
La punta si accende sul mio palato superiore
salendo e scendendo come un gabbiano
in una caverna con le ali troncate
aspetto e aspetto nell’oscurità echeggiante
degli interrogatori post-mortem
nervosa mentre il corvo vola
Un cesto di riso, un pozzo del Tempio, svuotato
una memoria di carta gettata in mare
questo è tutto quello che mi ha lasciato
I bambini furono messi a dormire
dietro porte chiuse con graffi ti
incisi in distici di disperazione
la luna notturna distese la sua luce dorata
sulle parole, “Io attraverserò la barriera.”
Come ti chiami?
Dove e quando sei nata?
Quante case in fi la?
Koy! Qui. Nien. Là.
Mamma guarda come un barbagianni
sotto il coperchio curvo della luna
sogna lucciole sotto il ponte
sogna di catturare la loro luce tremolante
sogna lupi e foche
sogna di nuotare veloce e incessante attraverso
il canale gelato per sopravvivere
