Delle taccole si dice
che abbiano visto
com’era prima che arrivassimo noi
e che vedano
ciò che noi non conosciamo,
che sapessero dove
portano sentieri
che noi non conosceremmo ancora a lungo,
verso luoghi che noi non nominiamo.
Le loro ali, si dice,
le portino ad altezze
dove a gente come noi gira la testa,
ma il loro coraggio
sarebbe smisurato,
si lasciano dai venti
trascinare
come brandelli di nebbia, una foglia smarrita,
si lasciano vorticare, non si stancano.
Delle taccole si dice
che siano così libere
come noi ce lo sogniamo
e di rado lo ammettiamo,
mentre loro, portate
dal vento selvaggio,
vivono
la libertà, che noi non osiamo più,
sebbene lo spirito potrebbe portare anche noi.