Sotto questa luce di Napoli
ho disposto di me come dispongono,
sparsi per la baia, fiduciosi
nel loro guado più che nello sforzo
i velieri dell’aria che muovono.
Questa luce, che è ombra sul muro
inclinato nel torcere
il suo corpo di serpente
per via Pontano, trascina
ciò che non si può spedire a Riviera
di Chiaia, e lo evidenzia,
rovescio di casse,
con una scia di sale e felci secche.
In questa luce scendo ogni giorno
al clamore brusco delle madri
e delle moto, al libero
ondeggiare dei panni sui balconi
e consento a questo inno, a questa bandiera
della patria vivente che mi assale.
Sento che mi colpiscono
senza odio per le strade e voglio persino
ringraziare l’uomo che mi spinge
per il suo appoggio, e l’insulto al conducente
che compete con me e mi richiede
attenzione. Mi svegliano,
mi destano pigramente le imprese
diurne della luce
spruzzata in strada su fili,
sguardi, fiori, avanzi di pesce.
(...)