Mahmoud Darwish (1941–2008) è la voce più alta e universale della Palestina, figura centrale che ha segnato profondamente l'identità etica e poetica di Casa della poesia. Nato ad al-Birwa nel 1941, in un villaggio della Galilea destinato a scomparire dalle mappe, Mahmoud Darwish è stato molto più di un poeta nazionale: è stato l’architetto dell’identità di un popolo e uno dei massimi lirici del nostro tempo. La sua biografia coincide con la tragedia e la resilienza della Palestina; costretto all'esilio per gran parte della sua vita, ha trasformato la perdita della terra in una patria poetica fatta di parole, metafore e una bellezza che sfida l’oppressione. Darwish ha saputo evolvere il suo canto da una prima fase di resistenza immediata e civile verso una riflessione metafisica, esistenziale e universale sulla condizione umana, sull'esilio e sul destino.
Per Casa della poesia, Mahmoud Darwish rappresenta un legame storico, umano e politico che dura da decenni: in contatto diretto con il poeta per anni, ha seguito con trepidazione e ammirazione la sua parabola umana e artistica. I suoi testi – dai celebri versi di Identità alle riflessioni mature di Stato d’assedio – sono stati il fulcro di innumerevoli manifestazioni, letture pubbliche e momenti di approfondimento. La sua voce è risuonata nei nostri spazi non solo come testimonianza letteraria, ma come un atto di presenza politica necessaria: Casa della poesia è sempre stata fermamente accanto al popolo palestinese, riconoscendo nella sua lotta per la dignità e l'autodeterminazione un valore universale che la poesia ha il dovere di custodire.
Attraverso la costante diffusione dei suoi scritti, Casa della poesia ha cercato di far comprendere come la questione palestinese non sia solo un conflitto geografico, ma una ferita aperta nel cuore della coscienza mondiale. Darwish ci ha insegnato che "la poesia è la libertà che non si può imprigionare" e che anche sotto l'assedio è possibile coltivare la speranza, piantare ulivi e scrivere versi che sappiano parlare d'amore e di futuro. La sua scomparsa nel 2008 ha lasciato un vuoto incolmabile, ma il suo spirito continua a guidarci: Mahmoud Darwish resta per noi l'esempio supremo di come la grande letteratura possa farsi scudo per i deboli e luce per chiunque cerchi la giustizia nel buio della storia.
"Sulla terra c'è qualcosa per cui vale la pena vivere: l'esitazione d'aprile, l'odore del pane all'alba, le opinioni di una donna sugli uomini, gli scritti di Eschilo, l'inizio dell'amore, l'erba sulle pietre, le madri che vivono sul filo di un flauto e la paura che i conquistatori hanno dei ricordi."
