Mahnaz  Badihian
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Mahnaz
Badihian

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Biografia

Mahnaz Badihian è poetessa, traduttrice e artista visiva e incarna la figura dell'intellettuale di frontiera, capace di abitare con la stessa naturalezza il misticismo della tradizione persiana e l'irruenza della controcultura americana. Nata in Iran e residente da anni a San Francisco, ha trasformato la propria biografia — segnata dai sogni e dai drammi dell'emigrazione — in una missione culturale universale: tessere ponti laddove la storia ha costruito muri. Formatasi in ambito scientifico (è laureata in odontoiatria), ha presto scelto la poesia come sua vera "clinica dell'anima". La sua voce è diventata un punto di riferimento per la diaspora iraniana, grazie anche alla direzione di MahMag, rivista letteraria internazionale che funge da osservatorio privilegiato sulla letteratura mondiale, connettendo scrittori di ogni latitudine.

Protagonista d'eccezione nel 2018 del progetto "Voci Migranti" ospitato da Casa della poesia, Mahnaz ha offerto al pubblico italiano una straordinaria possibilità di conoscenza. I suoi incontri non sono semplici reading, ma viaggi iniziatici che attraversano la storia dell'Iran per approdare al "sogno e all'incubo" della realtà americana. In questi spazi di condivisione, la Badihian si fa ambasciatrice del farsi, una lingua di antica e straordinaria tradizione poetica, restituendo dignità e attualità ai grandi maestri del passato: dal misticismo estatico di Rumi alla saggezza esistenziale di Hafez e Umar Khayyām.

La scrittura di Mahnaz è un atto di testimonianza civile e lirica. Nelle sue raccolte l'odore dello zafferano delle strade di Isfahan si mescola alla nebbia salmastra della Baia di San Francisco. La sua è una poesia che "guarda dalla finestra" ma non resta indifferente: denuncia il silenzio complice delle catene, rivendica la libertà delle donne e celebra la bellezza come forma di resistenza.

Ha collaborato con Jack Hirschman lavorando instancabilmente per tradurre la poesia di lotta e di amore, convinta che il verso sia l'unica patria che non può essere occupata e l'unica moneta capace di riscattare la dignità umana. In lei, la "voce migrante" smette di essere un grido di dolore per farsi canto corale di speranza e fratellanza internazionale.

"Vengo da una terra dove la poesia è pane e la lingua è un tappeto su cui i cuori possono finalmente sedersi insieme, oltre ogni confine."

Poesie disponibili

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