Nella corsa
nel flusso sanguigno
nel cervello acerbo
nel naso affilato
nell’orecchio a forma di conchiglia
ascoltiamo
l’assetato di sangue
che sotto la pelle
i peletti
ci lecca.
Mentre ci colpiscono
le nostre gambe
tremano
e sotto alle piante dei piedi
la solitudine della terra umida
a sé
ci
richiama.
Sotto di lei
come trombe di guerra
il calpestio di fiere selvagge
rimbombando
passa
sopra di noi e
diffonde
l’odore di pance sventrate
che nel buio delle fosse
come acido vino
freme.
Al richiamo
dell’assalto vittorioso
le mandibole nelle tombe
si spalancano
nell’estasi tutto
cade
nella marcia
oltre il vessillo
e rompendo le catene dell’ordine
cantiamo
alleluia
alleluia
ta-ta-ra-ta-tà.
Ma quando nel campo di battaglia
tutto si zittisce
nella noia delle buche nere
mentre i vermetti
nelle nostre bocche abilmente
strisciano
la terra
bacia
la terra
come una bandiera nazionale ripiegata
nella bocca.