Silvio Cumpeta
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Silvio
Cumpeta

Aprendo la cassetta delle lettere

Biografia

Silvio Cumpeta, nato a Farra d’Isonzo il 16 ottobre 1933, orgoglioso delle sue origini rumene, è stato un intellettuale di stampo europeo, capace di abitare il confine tra filosofia, politica e poesia con una coerenza rarissima. Laureatosi brillantemente in Filosofia a Trieste nel 1959 con una tesi su Adriano Tilgher, ha improntato tutta la sua esistenza su un binomio inscindibile: l’impegno civile e la passione per la parola scritta, intesa non come svago, ma come scudo etico per «distogliere lo sguardo dal volto della Gorgone».

La sua figura pubblica è legata a una stagione di grande fermento politico: militante socialista storico, è stato Presidente della Provincia di Gorizia dal 1980 al 1988. In quegli anni, la sua lungimiranza si espresse in un’attenzione profonda verso la minoranza slovena e nell’organizzazione di convegni seminali su giganti della cultura come Renato Serra, Elio Vittorini e Carlo Michelstaedter. Parallelamente, Cumpeta è stato un docente appassionato e anticonformista; tra il 1975 e il 1979, all’Istituto Einaudi di Monfalcone, diresse il giornale Il Groppo, interpretando il rinnovamento pedagogico con uno stile lontano dai paludamenti accademici, conquistando la stima duratura dei suoi allievi.

Dopo il ritiro dalla vita politica attiva, la sua urgenza comunicativa si è riversata nella saggistica e in una produzione poetica intensa e drammatica. Animatore della raffinata collana I Quaderni della Luna, ha pubblicato opere che spaziano dall'esordio di Questo corpo in fuga (1979) alla prosa filosofica de I dialoghi dell’ego (2001), fino al dolore civile del Breviario iracheno (2003) e al testamento letterario di Frammenti di una caduta (2018). La sua voce ha varcato i confini nazionali grazie alla pubblicazione dei Poèmes choisis presso l'editore parigino L'Harmattan, confermando la sua statura di autore mitteleuropeo.

Per chi ha avuto il privilegio di incrociare il suo cammino, Silvio Cumpeta resta l’immagine del bibliofilo rigoroso che «voleva possedere i libri», il fine dicitore che nella Biblioteca Statale Isontina incantava il pubblico con lezioni sulla poesia del Novecento, rifiutando la distrazione del romanzo per cercare la verità nel saggio e nel verso. Scomparso a Monfalcone il 14 ottobre 2020, ci lascia l'eredità di un uomo che ha vissuto la cultura come un atto di resistenza perenne, convinto che la pagina scritta fosse l'unico modo per dare un senso all'«età dell’ansia».

Ha partecipato nel 2004 a Sidaja. Incontri internazionali di poesia (Trieste) e Jack Hirschman ha tradotto e pubblicato il suo Breviario iracheno negli Stati Uniti,.

Poesie disponibili

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