Eccoti di nuovo vecchio mare
Colmo delle mie ancore
Neppure l’onda assente
Neppure il silenzio della luce
Dicono al gabbiano
Sii dolce
Con le mie vele
Quante increspature
Funi offerte all’erranza
C’è bisogno del sol
Per non sentire i cannoni
Ecco i miei alberi maestri
Invidiosi degli abeti spensierati
Più preoccupati delle colline
Di amare i campanili
Sarajevo brucia
Non hai cancellato le frontiere
Nelle vene del vento
Ulisse
Coi tuoi amori segreti
Strappati all’orizzonte !
Eccoti di nuovo sfinito mare
Passi pesanti
Sulla banchina
Neppure il porto
Ha incantato i corsari
Neppure la pietra
Ha salvato le nevi
I ricordi
Trasportati dalla schiuma
Il sale colpisce le loro ali
La notte invola i loro voli
Cima dopo cima
Temi le aquile
Dagli artigli come proiettili
Nelle nebbie sonore
Perché non hai implorato gli scogli
La libera rondine
Mare straziato
Per stringere la frivola acqua
Fra le braccia della sera scarlatta
E spegnere tutti quegli incendi ?
Trieste , 1996