La tenacia è ripagata. Il viaggio,
che nella cieca luce prometteva mille
e mille incontri, ora si coagula in un punto calmo
e lascia dietro a sé solo tracce sottili.
Volti sfuggenti davanti alle finestre, sono come
rifiuti gettati nell’inesorabile sconfitta
della luce del giorno: alberi che si spogliano,
un magazzino buio, le auto nei parcheggi,
la sabbia minuta negli incavi dell’asfalto e
su di esso le impronte di mani bambine. La mente prima
del riposo avrà ancora per tutto questo carezze e abbracci.
E l’aria, che si muove nell’oscurità, continuerà
a spostarsi, ma non si saprà se lo farà
come in un sogno, o un rumore che realmente esiste.