Quante volte ho impastato lacrime e fiato
per metterti al mondo una volta ancora, per sempre.
Quante volte ho frugato nelle parole
o dentro i tuoi occhi così simili ai miei.
Mille volte ho cercato ragioni
e scalato con rabbia le cime degli anni
fino ai seni, fino al latte succhiato
fino al primo, quella volta, tuo pianto
a quell’ultimo che non ho consolato
fino al piccolo dito che teneva il mio dito.
Resta un po’ ancora mio
ti insegnerò a legarti le scarpe
il verso del lupo, a rialzarti se cadi
dimentica ciò che a Gaza hai imparato
dimentica di essere troppo cresciuto.
E ti prego, sii tenero figlio
e indulgente verso l’urlo che lancio
alla tua stanza vuota
qualche volta quando viene la sera
a quel nome profetico avuto.
Ora che altri ti toccano
e invidio le loro mani su te
il tuo amore per loro, il loro per te
mentre il mio lo sacrifico tutto
mentre il mio ti pareva di troppo.
Sii indulgente verso il pianto di madre, bambino
che benedice la dissennata passione alla vita, alla pace
il seme d’amore per Signora Giustizia
che dalla mia terra, per te, so che oggi fiorisce.