Sulla nuova strada che attraversa
il nord-ovest del Guatemala,
i kaibiles catturarono un giovane
sordomuto e forte di nome Pilín.
Gli ufficiali militari
cominciarono a torturarlo per farlo parlare
perché denunciasse gli altri
e indicasse il cammino
fino agli accampamenti dei guerriglieri.
E poiché Pilín si limitava a sorridere,
i capi militari, furiosi,
continuarono a picchiarlo e torturarlo
senza che il colpevole, sordomuto
pronunciasse una sola parola.
Ammirando il grande riserbo
del presunto “capo guerrigliero”,
i kaibiles decisero allora
di tagliargli la lingua, cavargli gli occhi
e infine, bruciarlo vivo.
Pochi giorni dopo sentimmo
nei comunicati dell’esercito,
che nella strada che attraversa il nord-ovest,
erano stati uccisi vari sovversivi
e che insieme a loro era caduto
“uno dei più alti capi guerriglieri”.
Certo si riferivano a Pilín,
il tranquillo ragazzo di paese;
sordomuto, sorridente e apolitico.