Loro vogliono la pace ma hanno perso la voglia come un paio di occhiali, come una lente sottile caduta sotto il lavandino che loro calpestano giusto con il tacco pensando che sia sulla mensola sotto allo specchio accanto al deodorante. Loro vogliono ma la loro voglia è come un cazzo che non si rizza neanche se seduti sulla vasca da bagno glielo menano tutta una settimana. E il risultato è che si strafogano di cioccolata. Perché hanno appetito ma non sanno cosa vuol dire volere, cosa desiderare in libertà, con il pensiero, con piena intenzione, e con tutti i muscoli, una voglia di un vigore che sporge dai pantaloni. Loro dicono “vogliamo” ma è una parola come le altre, è sinonimo di altro, sfugge, tende a nascondersi, quando in verità sono loro i fuggiaschi che si nascondono a essa. Scendono dal bordo della vasca e si ficcano dentro l’armadio. Ciascuno si sistema dentro la sua scatola e si traveste da elettore, da capo del governo, da ufficiale, da esperto di sicurezza, da commentatore, da imbalsa
Poesia
Vogliono la pace
Vogliono la pace
Traduzione italiana
Altre poesie di Shabtai
Informazioni sull'opera
- Poeta
- Aharon Shabtai
- Nazionalità
- Israele
- Lingua originale
- Italiano
- Traduzione
- Traduzione italiana
- Traduttore
- Davide Mano
