Non piangere, davvero, non serve. Solo quando un arcangelo
Appare, simile a genziana blu su scarpata di montagna, solo allora noi conosciamo,
anche se solo per un istante, la terra che ci ha generato. Il tuo lamento babilonese
non morirà lontano. Ecco perché i poeti non dormono mai. Il significato
appare chiaro adesso: sarà il racconto di una pena.
La grandezza di un ghiacciaio che si scioglie. Che allaga campi di papaveri
E villaggi, il segno dipinto sul fregio leggero di un portone,
la ricca filigrana dell’argento turchesco: ogni lacrima ti scava nel profondo.
Te ne stai su roccia immota. Il mondo tutt’intorno a te rovina
nell’abisso. Bevi l’acqua della vita, che scorre dalle labbra
di quelli che respirano con te. Ogni mattina vengono a testimoniare
La tua rinascita. Come questa poesia. Non manca molto a che una valanga
la renderà silente. Ma mille eco zampillerano al suo posto. Perchè l’amore
che scorre attraverso le tue vene è il seme, il fiore e il frutto.
Da: Migrazioni