Bottone, dici?
No, tutto il possibile si è staccato.
Le labbra si sono spaccate, e gli occhietti sono gonfi di sale,
non più del Mar Morto, ma di un mare vivo, interiore.
La penombra dell'alba oscilla fino alla cifra sette.
Come inevitabile, l'odore del caffè si drizza.
La gente si infila scarpe a rotelle e parte, forse, per sempre.
Il calzolaio le farà anche a me, appena avremo i soldi.
Sbattono le porte. Tintinna lo zucchero dei sorrisi d'ingresso.
Indugiano nella guardiola e poi volano via oltre la cornice di un nebbioso mattino.
Tu invece entri nel denso tran tran,
e ti rigetta l'acqua.
Allora, Smerdiakov, mi puzzi ancora dentro?
Perché non mi lasci andare
nel mondo europeo dei lavoratori svegli dall'alba?
Che vuoi da me?
Lupi russi sono ingabbiati nelle mie cellule,
mansueti, schiavi di siringhe e pasticche.
È arrivato Pestalozzi, un circense con la pistola,
a insegnare loro ad essere uccelli sui rami in fiore
e recitare a memoria vita nuova.
Soltanto uno ha imparato, ma