Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, una delle figure più tragiche, saggie e sublimi della letteratura russa del XX secolo, definita spesso "l'anima del Secolo d'Argento":
Nata nel 1889 a Bol'šoj Fontan, presso Odessa, Anna Achmatova ha attraversato i decenni più oscuri della storia russa trasformando il dolore privato e collettivo in una testimonianza poetica di ineguagliabile dignità. Esordì giovanissima a San Pietroburgo come figura centrale dell'Acmeismo, un movimento che reagiva alle astrattezze del simbolismo per rivendicare la concretezza dell'immagine e la precisione della parola. Le sue prime raccolte, come Sera (1912) e Rosario (1914), le diedero una fama immediata, dipingendo con tratti brevi e psicologici l'intimità dell'amore e della sofferenza femminile. Tuttavia, con l'avvento della Rivoluzione e l'instaurarsi del regime staliniano, la sua vita e la sua arte furono colpite da una persecuzione spietata: il suo primo marito, il poeta Nikolaj Gumilëv, fu fucilato nel 1921, e suo figlio Lev fu arrestato e internato nei gulag per anni.
Nonostante l'ostracismo ufficiale — che la portò a essere definita "metà monaca e metà prostituta" dalla propaganda di regime e a subire il divieto di pubblicazione per lunghi periodi — la Achmatova scelse di non emigrare, restando in Russia per essere "voce del suo popolo". Durante gli anni del Terrore, compose clandestinamente il suo capolavoro, Requiem, un ciclo di poesie che dà voce alle madri e alle mogli in coda davanti alle prigioni, memorizzato da amici fidati per evitare che il manoscritto venisse distrutto dalla polizia segreta. La sua scrittura si evolse così dal lirismo amoroso giovanile a una monumentalità epica e tragica, culminando nel complesso e misterioso Poema senza eroe, una riflessione metafisica sulla storia e sul destino della cultura russa.
Reintegrata parzialmente nella vita pubblica solo negli ultimi anni di vita, Anna Achmatova morì a Domodedovo nel 1966, dopo aver ricevuto nomination al Premio Nobel e riconoscimenti internazionali come il premio Taormina in Italia e la laurea honoris causa a Oxford. La sua eredità non è solo letteraria, ma etica: la sua figura, dal profilo aquilino e dal portamento regale, rimane il simbolo della resistenza della parola poetica contro la violenza della storia, capace di trasformare il silenzio imposto dalla censura in un canto universale di memoria e giustizia.
Casa della poesia si è occupata più volte della Achmatova e della sua poesia, in diverse manifestazioni e in seminari di studio.
