Dapprima senti fuori un certo fragore,
una moltitudine di voci e qualche grido e lamento
di dolore, rabbia, rivolta, gioia selvaggia o esultanza.
Esci a vedere cos’è e, ovunque guardi,
si apre e si chiude, affamata e assetata, una bocca,
o è soltanto l’immensa bocca dello spazio.
Con un boato sotterraneo come di terremoto,
o tuoni e fulmini dal cielo – lontane esplosioni e incendi
di cannoni e carri armati dal fronte all’orizzonte.
Gridano, urlano e stridono masse invisibili
e tra le grida ti sembra di distinguere alcune parole,
ma in una lingua ignota e incomprensibile.
Rientra presto in casa,
chiudi la porta e le imposte di tutte le finestre,
a meno che anche loro non si siano mutate in bocche.
Chiudi poi le tue palpebre,
che dall’interno ti illumini il buio primordiale –
fuori c’è solo il caos che ne consegue.