Carlos Edmundo de Ory
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Carlos Edmundo de
Ory

En mi poesía no hay

Biografia

Carlos Edmundo de Ory (Cadice, 1923 – Thézy-Glimont, 2010) non è stato solo un poeta, ma una forza della natura, un "aerolito" caduto nel giardino della poesia europea per scardinarne ogni accademismo. Nato a Cadice nel 1923, figlio del poeta modernista Eduardo de Ory, Carlos scelse fin da giovane la strada della ribellione creativa.

Nel 1945, in una Spagna oppressa dal franchismo, fu il fondatore e l'anima del Postismo (da "post-surrealismo"), l'unico vero movimento d'avanguardia del dopoguerra spagnolo. Per Ory, la poesia doveva essere libertà assoluta, gioco tragico, follia controllata e, soprattutto, invenzione.

Nel 1953 lasciò la Spagna per la Francia, stabilendosi prima a Parigi e poi ad Amiens (Thézy-Glimont), in quella casa-archivio che Juan Vicente Piqueras descriveva come un tempio della memoria e dell’immaginazione. Nonostante la distanza geografica, Ory rimase una figura centrale per le nuove generazioni di poeti di lingua spagnola.

Il suo legame con Casa della poesia è intenso e proiettato nel futuro: grazie alle traduzioni di Raffaella Marzano e alla cura di Juan Vicente Piqueras, il pubblico italiano potrà presto scoprire la potenza dei suoi versi e la fulminante brevità dei suoi "Aeroliti" (aforismi che definiva come "schegge di un pianeta esploso").

La ricerca di Ory si è spinta oltre il senso comune del linguaggio. Come scriveva nel suo celebre testo “En mi poesía no hay”, la sua scrittura rifiuta i sermoni, gli uffici, le trame e le "parole cadaveriche" per cercare un solo elemento: il fulgore. La sua è una poesia "brutalmente trasparente", dove l'ironia serve a sopportare il peso dell'esistenza e l'immaginazione è l'unica bussola possibile.

Nel 2018, la donazione della sua biblioteca e del suo archivio alla città di Cadice e il lavoro di diffusione che Casa della poesia si appresta a sviluppare, continuano a mantenere vivo il suo lascito: quello di un uomo che ha camminato su un filo teso tra l'abisso e il nulla, ma con il sorriso di chi ha saputo trasformare la polvere in oro.

"La poesia è la musica dei poveri. Il miglior modo di vedere è chiudere gli occhi e guardare dentro."

Poesie disponibili

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