io parlo per gli impuri
i mezzosangue
gli altri
quelli di colore.
segnati dal nostro aspetto
definiti dal nostro colore
temuti per il nostro spirito.
non fummo i primi,
ma ancora, nel sangue,
portiamo la madre del Kilimangiaro
e sopravviviamo.
castano chiaro, cannella, rame,
caffè e latte, zenzero, bruni
non abbiamo nessun continente
ma li rivendichiamo tutti.
ambra, ecru, oro
oliva, scuri, con sfumature
questo è per la tribù
che non può essere contata
sulle dita di una mano.
per quelli che non hanno una sola patria
e non possono reclamare alcuna proprietà aborigena,
gli impuri
i mezzosangue
gli altri.
la passione per l’esplorazione
i profitti della guerra
il bottino dello stupro
il conforto dell’amore
il pus del rifiuto.
noi siamo ripudiati da tutti
persino, a volte, da noi stessi
come i qualcos’altro
e i qualcosa di più
e i non proprio
e i mai abbastanza.
quelli che odi
quelli che ami
quelli coi quali
hai lottato per una eternità
quelli che non fanno trattati.
chiamateci arabi
i nostri nasi, i capelli e la pelle cantano africa
i nostri nasi, la pelle e i capelli echeggiano le montagne del caucaso
i nostri capelli, la pelle e i nasi dichiarano india
chiamateci arabi
chiamateci indiani
i nostri petti, i piedi e le guance cantano mongoli
i nostri petti, i piedi e le guance sputano ariani
i nostri petti, i piedi e le guance ricordano etiopia
chiamateci indiani
chiamateci creoli
le nostre anche, i fianchi, le mascelle hanno ritmo francese
le nostre anche, i fianchi, le mascelle mordono choctaw
le nostre anche, i fianchi, le mascelle parlano fulani
chiamateci creoli
portoricani a new york
pakistani a tehran
algerini a parigi
bengali a hong kong
chiamateci di colore
non voi
uno di loro
un altro
nessuna tribù
nessuna patria
nessuna àncora
nessun legame.
una razza umana,
che sanguina rosso
piange sale
mostra i lividi
rivela le vene
di tutti i nostri antenati.
chiamateci nocepesca
pieni di succo, dolci e sodi
il nostro seme, grande e duro
come la nostra storia
come le nostre radici.
chiamateci sorella
chiamateci fratello
chiamateci dei vostri
o non.
chiamateci spick
chiamateci wet back
chiamateci kaffir
chiamateci cani
chiamateci scarafaggi
chiamateci iguana del millennio
chiamateci sopravvissuti
o non.
allontanatevi, cercate di dimenticare
disprezzate la parte di voi che noi non siamo
negate la parte di voi che noi siamo
guardate le nostre risate
lasciate che vi perseguitino.
chiamateci domani,
che è il nostro nome.
non avete scelta
dovunque vi volgiate
ci confondiamo con voi.
e allora chiamateci, chiamateci
come volete
chiamateci come potete.
poi guardate nello specchio
e ascoltate la nostra fervente risposta.
