Quando le parole sulla lingua
diventano scivolose menzogne
mi isolo in me stessa, mi contraggo,
mi rannicchio, mi assottiglio,
e scanso tutti i meandri della via
e tutta la viscidità umana
nello spavento esito, evito
nella via l’inganno del mercurio
mi afferro per non scivolare
poggio saldi i piedi in un terreno saponoso
serro i pugni, non li apro
evito di toccare le cose, scanso i sorrisi
finti, e denuncio l’uomo-volpe.
Ma quando un bimbo mi cinge
sfiorandomi il viso svigorito,
la guancia delicata e le soavi mani
le dita come gigli
che non generano artigli,
quando gli occhi mi toccano il cuore
come cielo terso nella fresca aurora
da angeli di luce,
il mio cuore si schiude
mio cuore cresce
e tutti i muri fuggono
dal mio cuore chiuso.
Vi si versa il fiume polare
germogliano alberi
e dall’esilio ritorna
al mio grande cuore
il volto dell’uomo.