Fatma Qandil (1958), una delle voci più significative e raffinate della poesia egiziana contemporanea, nata al Cairo nel 1958, è una figura di spicco della "Generazione degli anni '80", un movimento che ha rivoluzionato la poesia araba moderna allontanandosi dalla retorica classica per abbracciare un linguaggio più intimo, frammentario e quotidiano. Poetessa e accademica di grande prestigio, insegna Letteratura Araba Moderna presso l'Università Helwan del Cairo e ha ricoperto il ruolo di caporedattrice della storica rivista letteraria Fusul, punto di riferimento per la critica e l'avanguardia in tutto il mondo arabo.
La sua produzione poetica è caratterizzata da una forza espressiva che non teme il confronto con il dolore e la crudezza dell'esistenza. Tra le sue numerose raccolte, opere come Capace di sopravvivere, Coprifuoco e La mia casa ha due porte mostrano una scrittura capace di abitare la soglia tra il visibile e l'invisibile, tra il corpo e l'assenza. In questi versi, la Qandil indaga la memoria e la solitudine con una precisione quasi chirurgica, spogliando la parola da ogni ornamento superfluo.
Recentemente, la sua ricerca letteraria è approdata alla narrativa con il romanzo Empty Cages (Gabbie vuote), un'opera che sfida i confini dei generi letterari mescolando elementi autobiografici e invenzione. Questo lavoro le è valso nel 2022 la prestigiosa Medaglia Naguib Mahfouz per la Letteratura, confermandola come una delle intellettuali più lucide e innovative della sua generazione.
Il legame con Casa della poesia ha permesso di far conoscere in Italia una voce che non parla "per" il mondo arabo, ma "dal" cuore di un'esperienza universale e profondamente umana. La sua presenza a "Il cammino delle comete" a Pistoia nel 2003 è testimonianza di una poesia che si fa atto di conoscenza e di resistenza etica, trasformando la fragilità in una forma altissima di presenza e dignità letteraria.
