Giulio Stocchi (1944 – 2019), rappresenta per Casa della poesia l'unione perfetta tra l'impegno civile della "cantata" popolare e la ricerca filosofica d'avanguardia.
Nato nel 1944, Giulio Stocchi è un "compagno poeta" nel senso più profondo e gramsciano del termine. La sua formazione è un incrocio fecondo tra il rigore della filosofia (studiata alla Statale di Milano) e la fisicità della recitazione (diplomato all’Accademia dei Filodrammatici). Questa doppia anima ha dato vita a una delle esperienze poetiche più originali e necessarie del secondo Novecento italiano: una poesia che non si accontenta della pagina, ma che ha bisogno della voce, del corpo e della piazza per esistere.
Fin dall’inizio della sua attività pubblica nel 1975, Stocchi ha scelto palcoscenici non convenzionali: le fabbriche occupate, le manifestazioni popolari, le piazze in lotta. Per lui, il verso è sempre stato uno strumento di cittadinanza attiva. Celebri sono i suoi lavori discografici, come Il dovere di cantare (Premio nazionale della critica discografica) e la storica Cantata rossa per Tall el Zaatar, realizzata con il musicista Gaetano Liguori (e la partecipazione di Demetrio Stratos), opera che resta un monumento sonoro alla resistenza e alla memoria dei popoli oppressi.
Per Casa della poesia, Giulio Stocchi è stato un punto di riferimento per la sua capacità di far vibrare la parola. La sua attenzione alle "valenze sonore" del verso si sposa perfettamente con la nostra visione della poesia come performance e rito collettivo. Autore Einaudi con il volume Compagno poeta, Stocchi ha saputo evolvere la sua ricerca partecipando attivamente al Club Psòmega, dove artisti e scienziati studiano il "pensiero inventivo". Questa fase più matura della sua opera, che troviamo in testi come L’altezza del gioco (2003) e Ciò di cui si parla (2007), non tradisce l'impegno degli esordi ma lo arricchisce di una profondità filosofica e di una cura per l'invenzione linguistica straordinarie.
Per Casa della poesia, Stocchi ha portato la forza di una parola che sa stare "in tempo di guerra" (titolo di una sua opera distribuita coraggiosamente in rete come no-copyright) senza mai perdere la speranza della bellezza. È il poeta che ci ricorda che cantare è un dovere, ma farlo con intelligenza e invenzione è una necessità vitale.
